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C’era una volta, e c’è ancora, una coppia di sposi. Sempre sposi. Un lunghissimo tratto di vita insieme, sessanta intensi anni. Sempre insieme.
Ad ogni ricorrenza si aggiungeva un nuovo componente della famiglia, che pian piano aumentava con il crescere degli anniversari. Prima i figli, poi i nipoti, infine i pronipoti. E la tavola, sempre pronta, ogni volta aggiungeva un posto. E ci si stringeva.
Arrivò l’anniversario delle nozze di diamante. La sposina immaginava di trascorrere quella giornata in modo semplice ma intenso. Non pranzi al ristorante né serate impegnative. I due decisero di recarsi nella scuola materna della piccola pronipote e trascorrere con lei e i suoi compagni qualche momento di pura gioia. Portarono doni per tutti
E’ lì che accarezza il lenzuolo bianco e ruvido. Seduta sul bordo del letto in una corsia di ospedale, Angela è persa nei suoi pensieri avvolti da una candida chioma bianca. Umetta il filo tra le labbra e cerca di infilarlo nella cruna dell’ago. Prende il lenzuolo tra il pollice e l’indice e comincia a infilzare l’ago, lo tira verso l’alto facendo allungare il filo e di nuovo trapassa il tessuto verso il basso. Riprende la punta dell’ago dall’altro lato del lenzuolo e tende ancora il filo
C’era una volta un grande giardino ricco di una folta e varia vegetazione, abeti, pini, una quercia e alberi da frutta: un prugno, un ciliegio, un melo, un pero, un noce, un castagno. Nascosta tra salici lussureggianti una villa a più piani, aveva l’aspetto di un luogo romantico e festoso. Le finestre erano abbellite da tendine con ricami delicati e nastri colorati, sui davanzali edera e piante fiorite. Circondava il giardino una siepe alta a difesa dell’intimità degli abitanti. Un
“L’ho vista, l’ho vista!” gridò all’improvviso Matilde che scrutava il buio della notte dalla finestra della camera da letto. Il tono concitato e ansioso ci svegliò e con un balzo dai letti fummo accanto a lei. “Dove, dove? Dov’è?” chiese Lisetta, la più piccola di noi. Matilde indicò il punto esatto con il suo dito, generando una certa agitazione in noi altre.
Con i nasi incollati ai vetri, eravamo tutte lì: Ilde, Matilde, Agnese, Elsa, Loretta e Lisetta, a guardare in direzione della luna
Cammino pensierosa per le vie del centro, è Dicembre, non ci sono ancora luminarie nella mia città, di tanto in tanto in qualche vetrina scorgo l’abete ecologico addobbato. Mi fermo a guardare “ finalmente “ penso, osservo le lucine intermittenti e gli oggetti un po’inusuali che Giulia la vetrinista ha appeso ai rami folti: folletti, lanterne, fiocchi di pannolenci, abitini per le bambole. E’ bello nel suo genere e siccome completa, accanto al caminetto spento la scenografia della vetrina
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