La notte più lunga dell’anno

inedito1“L’ho vista, l’ho vista!” gridò all’improvviso Matilde che scrutava il buio della notte dalla finestra della camera da letto. Il tono concitato e ansioso ci svegliò e con un balzo dai letti fummo accanto a lei. “Dove, dove? Dov’è?” chiese Lisetta, la più piccola di noi. Matilde indicò il punto esatto con il suo dito, generando una certa agitazione in noi altre.

Con i nasi incollati ai vetri, eravamo tutte lì: Ilde, Matilde, Agnese, Elsa, Loretta e Lisetta, a guardare in direzione della luna.

“L’ho vista!”, insistette Matilde, “ho visto una scia luminosa attraversare il cielo, proprio lì, vicino alla luna”.

Rimanevamo in silenzio, pazientemente ad aspettare che la scena si ripetesse. Non un movimento, non un respiro. “Ssssss!!!” ci rimproverò Ilde, la maggiore delle sorelline, “papà e mamma stanno dormendo!”

Bisbigliando e rimbrottando, ciascuna di noi cercava di guadagnarsi una posizione migliore, uno spiraglio che garantisse una visione maggiore del cielo stellato. Volevamo vedere la Befana! Il tempo sembrò fermarsi nel buio della cameretta invasa dai letti aperti e con le coperte arruffate dalla fretta.

“Matilde sei sicura di averla vista?” chiese Agnese che cominciava a dubitare. “Com’era questa scia?” chiese Loretta. Matilde rassicurò tutte noi arricchendo di particolari la sua descrizione precedente. L’ascoltammo senza distogliere lo sguardo dal cielo, intimamente grate per le sue parole che rigettavano ogni ombra di dubbio.

Che spettacolo quella notte rischiarata dal bagliore della luna e dal brillare di tante piccole stelline!inedito2

Assiepate alla finestra, con il cuore in tumulto e una gioia che cresceva sempre di più, cominciammo a raccontarci magiche leggende sulla Befana.

Il sonno ormai ci aveva abbandonate e una straordinaria eccitazione ne aveva preso il posto. E che spettacolo per la Befana che ci vedeva da lassù: sei graziose sorelline in pigiama con i nasi all’insù e gli occhi sgranati a perlustrare il cielo, tra puntini luminosi e virgole di nubi.

La stanchezza prese il sopravvento e con una punta di rammarico per non aver avvistato la mitica vecchina a cavallo della sua scopina, ce ne tornammo a letto. Il cuore però era gonfio dell’emozione ancora viva e fu difficile riaddormentarsi.

“L’anno prossimo non andremo a dormire, così la vedremo anche noi!” dissi io, incontrando l’approvazione delle altre. La delusione si sciolse al dolce pensiero dei doni che avremmo ritrovato l’indomani mattina al nostro risveglio. Ci addormentammo finalmente e la notte trascorse placida e serena. La Befana stese su di noi una nuvola azzurrino che ci avvolse in un morbido abbraccio e sfiorò le nostre gote paffute in una calda carezza.

Ogni anno puntuale la nostra adorata vecchina viene a trovarci. Ora dietro le finestre vede i nasini dei nostri piccoli bambini, i loro cuoricini palpitano proprio come i nostri, mentre cresce l’attesa per la nascita di un nuovo giorno, pieno di rosee promesse e di doni copiosi.

Eva Bonitatibus

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