La Coccinella e il Natale

 

inedito2C’era una volta un grande giardino ricco di una folta e varia vegetazione, abeti, pini, una quercia e alberi da frutta: un prugno, un ciliegio, un melo, un pero, un noce, un castagno. Nascosta tra salici lussureggianti una villa a più piani, aveva l’aspetto di un luogo romantico e festoso. Le finestre erano abbellite da tendine con ricami delicati e nastri colorati, sui davanzali edera e piante fiorite. Circondava il giardino una siepe alta a difesa dell’intimità degli abitanti. Un paziente ed esperto giardiniere dedicava ad esso le sue attenzioni come nessuno può immaginare: innaffiava, tagliava l’erba del prato che somigliava ad un tappeto di velluto verde su cui i bambini camminavano e giocavano a piedi nudi; potava i rami per farli crescere più rigogliosi e tante, tante attenzioni.

Un giorno Giuseppe, questo era il suo nome, si accorse che un cespuglio di rose aveva le foglie bucherellate, qualche insetto aveva banchettato. Quanto si arrabbiò!

Si ricordò allora che l’unico rimedio per tenere lontani i nemici affamati era quello di far abitare il giardino da splendide coccinelle. Corse al vivaio e ne prese tante.

Eleganti e inconfondibili nel loro abito, minacciose, al tempo stesso, si diedero da fare per liberare il roseto.

Le coccinelle stavano davvero bene in quel luogo pieno di colori e profumi, e dove c’era spazio per sognare; decisero di rimanere li e trascorrervi il loro letargo. Il tempo andava piacevolmente, tra il canto degli uccelli, i passerotti che beccavano i pochi semini rimasti, il silenzio tutto intorno. Intanto il vento annunciava l’arrivo del freddo e dell’inverno.

Una delle coccinelle era sul ramo quasi spoglio di un ciliegio e una folata più intensa di vento la fece precipitare a terra spezzandole l’aluccia.

L’abete lì vicino ebbe pietà della piccola e con un ramo più lungo la raccolse, la depose sul punto più fitto, affinché potesse ripararsi meglio dal freddo e poter guarire per poi cadere in letargo.

La coccinella grata allora chiese all’abete: “Vorrei tanto vedere l’inverno, vorrei tanto vedere il Natale; tu che vivi d’estate e d’inverno, io ti prego, tienimi con te”inedito1

L’abete fu ben felice di accontentare la piccola infortunata. Fu così che un giorno, dal cielo grigio, uno ad uno i piccoli fiocchi di neve imbiancarono l’abete procurando una gioia immensa alla coccinella. “Come è bianca e soffice e leggera” pensava, la guardava cadere senza stancarsi e senza distogliere il suo sguardo stupefatto.

In quel giardino, i bambini della villa usavano addobbare l’abete più bello, proprio quello dove la coccinella trovò riparo.

Luci, palline colorate fili d’argento, fiocchi colorati lo ornavano; ai suoi piedi risuonavano le voci allegre della famiglia che ignara, procurava tanta gioia alla piccola coccinella.

Giuseppe, poi, allestì una grotta e in essa i personaggi del Presepe. “La stella cometa” illuminava la mangiatoia, la coccinella emozionata col cuore gonfio di felicità ammirava il Piccolo Bambino.

Cadde dai suoi occhi una lacrima e si posò sul bianco lenzuolo.

Intanto si avvicinava sempre più il suono delle ciaramelle: erano gli zampognari con le nenie ed andavano dal piccolo Gesù. Con essi i pastorelli, i fornai con pane fresco nelle ceste, i contadini e infine gli angioletti, paffutelli col volto incorniciato da riccioli biondi.

La coccinella guardò a lungo quel meraviglioso scenario e gioì; aveva finalmente realizzato il suo sogno, pian piano si addormentò contenta, aveva finalmente visto l’inverno e il Natale

La primavera successiva, quando il tepore dell’aria annunciò l’arrivo della bella stagione la coccinella felice, al suo risveglio raccontò alle sue amiche la sua avventura e tutte sperarono di vivere la sua meravigliosa esperienza.

Gli abitanti della villa trovarono sotto l’abete magico una stellina che ancora pulsava e luccicava. Era la stellina entrata nella grotta ad illuminare il Piccolo Bambino, la raccolsero e la conservarono in uno scrigno, ed e’ ancora lì……I bimbi, guardandola, immaginano mille storie, si chiedono altrettanti perché, senza risposta. Solo la coccinella sa, ma……..

di Nency

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