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È esploso il nuovo anno con una forza dinamitarda. Quasi quanto quello che si è chiuso. E mentre la notte di Capodanno, da dietro i vetri del balcone di casa, assistevamo allo spettacolo dei fuochi d’artificio che accendevano il cielo di festa, in altre parti del mondo i fuochi accidentali e di guerra lo spegnevano per sempre.
Dinamite e letteratura s’incontrano per esempio una volta sotto un traliccio a Segrate. L’avevo scritto già, in apertura di un pezzo di una serie che avevo in mente, per queste stesse colonne, intorno alla morte di Giangiacomo Feltrinelli. I pezzi pubblicati, per ora, sono fermi a due ma la storia, certo, è ben lungi dall’essere conclusa. E chissà che non la riprenda, prima o poi, magari in uno dei prossimi momenti nei quali non avverta più critico, più stridente, lacerante, diciamo le cose
Spirito
che abiti in un involucro
e ti nutri attraverso i sensi.
Come dinamite
Lo scrive Henri Bergson, tra i più grandi filosofi europei, insignito del Nobel per la letteratura, in una delle sue chiare creature, ormai 125 anni fa, Il riso. Saggio sul significato del comico: «Non potremmo apprezzare il comico se ci sentissimo isolati. Sembra che il riso abbia bisogno di una eco. Ascoltatelo bene, non è un suono articolato, netto, è qualcosa che vorrebbe prolungarsi ripercuotendosi, a poco a poco. Qualcosa che inizia con uno scoppio per continuare con un rimbombo o come il
C’era una volta, e c’è ancora, una coppia di sposi. Sempre sposi. Un lunghissimo tratto di vita insieme, sessanta intensi anni. Sempre insieme.
Ad ogni ricorrenza si aggiungeva un nuovo componente della famiglia, che pian piano aumentava con il crescere degli anniversari. Prima i figli, poi i nipoti, infine i pronipoti. E la tavola, sempre pronta, ogni volta aggiungeva un posto. E ci si stringeva.
Arrivò l’anniversario delle nozze di diamante. La sposina immaginava di trascorrere quella
«Io non sono un uomo, sono dinamite.». Questa dichiarazione, lanciata da Friedrich Nietzsche nel suo Ecce Homo, non è un semplice sfogo, ma la più lucida auto-diagnosi del suo ruolo storico: un demolitore necessario, la forza esplosiva destinata a far saltare in aria i pilastri marci su cui l'intera civiltà occidentale aveva eretto i suoi valori e le sue certezze.
La sua filosofia non è una teoria rassicurante; è un atto di guerra metodico. La "dinamite" nietzschiana è il simbolo della sua
Il passaggio all’era contemporanea è stato rappresentato principalmente da un modo differente di produzione legata all’industrializzazione, ma caratterizzato soprattutto dalla velocità del progresso scientifico e dal cambiamento radicale nell’ambito dei trasporti e della vita in genere.
La dinamite è un potente esplosivo solido inventato da Alfred Nobel nel 1867, composto principalmente da nitroglicerina assorbita in una sostanza inerte per renderla più stabile e maneggiabile.
Edmund Kean nel Riccardo III - collezione ottocentesca
Shakespeare e il suo principale interprete nell’Inghilterra di inizio ‘800 raccontati da uno degli attori italiani più completi: eclettico, colto, ironico, popolare.
Una fetta di Teatro shakespeariano, nella narrazione scenica di due grandissimi: Edmund Kean e Gigi Proietti. Sintesi di professionalità, presenza scenica, tecnica e arte, ma anche di una grande capacità di connessione con il territorio, con il palcoscenico, con il pubblico
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