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Il senno di prima.
Appunti di Fulvio Scaparro
Dedicato alle bambine e bambini dell’Ucraina, dell’Africa
e di ogni luogo devastato dagli orrori delle guerre
A loro viene tolto tutto ciò che di buono e bello
dovrebbero ricevere per natura e per diritto,
compreso un sonno sereno accanto
ai loro genitori.
Pochi mesi fa sono diventato il felice nonno di Olivia. Ammetto che non è una notizia da prima pagina ma per me è stato un evento epocale che mi ha toccato in profondità costringendomi tra l’altro a rivedere alcune vecchie abitudini per adattarle alla nuova arrivata. O almeno era quello che mi aspettavo.
Pignola Mulino Cornaleto 2012
Versione integrale del racconto “Nell’inferno un piccolo paradiso”
presentato al concorso nazionale “Ti racconto il mulino” 2021
Sulla rampa di arrivo al Pronto Soccorso mio padre a stento riusciva a tenere a bada la Renault 6 che ondeggiava pericolosamente. “Mamma mia, hai preso un fosso!” esclamò mia madre, ma poi, memore dei recenti anni di piombo, si corresse: “Forse è stata una bomba!”. Il terremoto impazzò per 90 secondi come un cavallo imbizzarrito
Le cinque del mattino. Le cinque del mattino di una notte insonne intrisa di ricordi, quelli di un passato che si possono, sia pur con amarezza, ricordare. Ricordi, ma non incubi. Quelli, Angelo li aveva avuti da sveglio e lo avevano fatto sentire vecchio ben al di là dei suoi 43 anni. Si era alzato dal letto dopo aver guardato l’orologio forse per la settima volta durante la nottata, piano per non disturbare Lydia e i bambini, che dormivano nelle loro camerette con la porta aperta. Ai ricordi
Giovanni si era allontanato da quel fastidioso vocìo, da quelle persone che parlavano sottovoce quasi a voler evitare di disturbare chi ormai non poteva più ascoltare e vedere. Stavano arrivando i parenti, quelli che non venivano a trovarlo da anni, ma che non avevano di sicuro dimenticato la strada che porta a Villa Falena, che ora faceva parte della loro eredità. Ma forse ci sarebbe stata una sorpresa. Forse. Tutto sarebbe dipeso da quel materiale chiuso in una borsa che aveva giurato
Arrivò innanzi alla casa che gli avevano prenotato verso sera, c’era ancora qualcuno in giro, ma lui era certo che con gli occhiali scuri, un berretto da baseball per coprirgli i capelli bianchi, un abbigliamento anonimo e il suo zaino, nessuno gli avrebbe prestato attenzione. Scese dall’auto e chiuse lo sportello cercando di non fare troppo rumore, aprì il cancelletto e la porta di ingresso e, un attimo prima di entrare, chiuse l’auto con il telecomando. Era distrutto dalla stanchezza a causa
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