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Raccoglie le recensioni dei libri.
Sarei un fesso se pensassi di scrivere qualcosa di nuovo su Amleto. E questo pezzo non avrebbe necessità alcuna d’essere scritto nemmeno per via di novità eclatanti, che non ci sono, a meno di non scambiare per notizie di oggi fatti stanchi e sfacciati messi su dalla solita compagnia di giro, in cui il prim’attore cambia di quando in quando e i cui generici vanno a soggetto senza manco incomodare il suggeritore il quale, peraltro, ahimè, non sta nella buca come auspicabile ma altrove, intigniti
Sostiene una mia cara amica, mentre professa – o confessa, secondo la gravità che si voglia attribuire al fatto – di leggermi assiduamente, che quel che risulta da quanto scrivo su queste colonne è che io sia twisted, derubricando così, elegantemente, il dubbio, che pure non mi tace, che io sia invece proprio mentalmente disturbato. Quel che segue, dunque, stavolta, non può che essere dedicato a lei.
Nel volgere di meno d’un paio d’anni, da società o collettività che fossimo, senza che i più se ne impensieriscano, siamo diventati gregge. Chi ci vuole gregge rilutta di fronte ai diritti individuali, persino quelli personalissimi e, del pari, di fronte alle esigenze, altrettanto naturali e irrinunciabili, dell’organismo sociale.
Se sei un parchimetro, mangi le monetine e i bottoni li sputi.
Se sei un bottone, e il parchimetro ti mangia e non ti sputa, può darsi che per avventura tu abbia dimensioni e peso delle monetine accettate. E infine, se sei il proprietario del parchimetro, che a fine giornata si porta via il sacchetto degli spicci, può darsi che a lungo andare tu calcoli che qualche bel bottone d’osso o madreperla ti renda qualcosina dippiù che un nichelino dello stesso peso, e magari t’industri a questo fine
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