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La luce del giorno fatto espone un uomo in un campo di grano sotto il telaio d’un pilone della linea elettrica. Il corpo, senza vita, pare dilaniato da una esplosione di tritolo. È il 15 marzo 1972, Segrate; nei giorni successivi si dirà ch’era morto nella sera precedente, durante la preparazione di un attentato apparentemente ordito per provocare un blackout in una vasta zona metropolitana di Milano, allo scopo di favorire l’avvio di disordini.
«Late into the night / Comes a glow like ice / I don’t recognize / There in black and white / All your twisted thoughts / Brutal starry eye / Stuck inside your head / Fallen from the sky / Risen from the dead / Views from all the past / Taken to new heights».
Nei giorni dei morti mi torna avvolta in un soffio all’orecchio, più volte specie sul farsi delle prime ore, la voce di Alison Goldfrapp che pare sussurrare proprio a me le parole di Melancholy sky. Sto rileggendo in questo periodo, come
In quello che mi pare essere stato niente più che un lungo inverno, interessante e freddo assieme per avermi fatto scoprire quanto è aleatorio il mondo di fuori, c’è stato del buono, per me, nel riprendere confidenza con le parole scritte, e con me stesso per il tramite di esse e adesso assieme a questo lungo inverno durato anni mi pare che sia andata, come fosse cosa conclusa, anche l’intera messe di letture che mi hanno fatto da timone e da confidente, mentre ero impegnato a scrivere.
(Esplorando il delitto – parte quarta)
Il caso non è chiuso. L’avevo detto. L’avevo scritto qui, su queste colonne, il 13 novembre 2019. E adesso esito. Nella notte tra il 14 e il 15 aprile del 2021 misi la parola fine a una storia costatami tempo e fatica, romanzo che non vedrà mai la luce, tra le cui pagine, inopinatamente direi, s’era manifestato un delitto. Avevo scritto d’impeto di un delitto forse premeditato, avevo poi a lungo costruito con determinazione il mondo attorno a quel gesto
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