Dopo oltre un anno di pausa, la nostra rivista torna. Torna con un nome nuovo, una veste grafica rinnovata, ma con lo stesso desiderio di essere uno spazio di pensiero e confronto. Il tempo che ci siamo presi non è stato una parentesi vuota: è servito a ripensare il progetto, a interrogarci sul presente e sul ruolo che vogliamo avere nel panorama culturale.
Questa nuova edizione nasce dall’esigenza di rinnovare senza rinunciare a ciò che ci rende riconoscibili: l’attenzione alla qualità dei contenuti, l’apertura al dialogo tra linguaggi e discipline, la fiducia nel valore della parola come strumento di conoscenza e di relazione.
La scelta del nome, Trattiletterari, è ricaduta sul significato simbolico e concettuale del termine “tratti”. Vi è un rimando all’idea del segno, del tratto distintivo, del tratto di penna, tutti elementi strettamente legati alla scrittura e alla produzione letteraria. “Tratti” si riferisce allo stile dell’autore, ai contenuti che produce, alla varietà di voci e approcci al racconto, alla poesia e alla narrativa. “Tratti” è anche il punto di connessione o di incontro tra gli autori e i loro articoli, tra gli autori e i lettori, tra le idee interne alla rivista. Vi è un senso di continuità con la precedente rivista che risiede proprio nel nuovo nome, ossia di cammino, di percorso, di tratti di strada compiuti e da compiere, ma è anche il cammino della letteratura in divenire, la ricerca di nuovi elementi e di nuovi temi. “Tratti” rappresenta inoltre il collegamento tra la scrittura letteraria e altre forme artistiche visive, come il disegno, dove i tratti sono essenziali per la creazione dell'immagine.
Abbiamo sentito l’esigenza di muoverci con sguardi nuovi e parole autentiche e di raccoglierci intorno ad un tema più caratterizzante. La letteratura, quella straordinaria invenzione capace di leggere in anteprima gli uomini e la società, diventa una grande occasione per osservare da altri punti di vista, oltre quello del narratore e del narrato, le vicende in corso di svolgimento. Una connotazione chiara, più evidente, filo conduttore e elemento propulsore dei nostri ragionamenti.
Il primo numero di Trattiletterari raccoglie a piene mani l’eredità di goccedautore.it e per questo, ponendosi sulla scia già tracciata, ne prosegue la numerazione. Con il numero 111 vogliamo infatti mantenere viva una continuità di sguardo, in linea con un’identità ben definita, a cui dare nuove forme. E se a questa sequenza di 1 vogliamo provare a attribuire un significato, lo rintracciamo in un invito a seguire quella strada con autenticità. Una successione numerica che nella sua fattezza una e trina rappresenta una sorta di unità tra tre forze, un ritmo che dà ordine e coerenza. Quell’1 che si ripete è sempre identico ma non è mai uguale perché quella continuità si rinnova, guarda avanti.
Dunque, affrontiamo la transizione interrogandoci sulla parola autenticità. Cosa significa essere autentici? È un valore universale o un fatto culturale? Assume un peso etico o estetico? Ha più a che fare con il concetto di verità o con quello di fedeltà?
E cosa c’è di autentico in un individuo che scrive? Se lo chiede Rocco Infantino, nel suo ampio articolo dedicato alla letteratura e agli spunti di lettura, che trova spazio nella rubrica Estratti. Partendo da un libriccino di José Ortega y Gasset che analizza il rapporto tra l’opera e la sua traduzione, si interroga se si tratti di un mero esercizio linguistico o se di traduzione della realtà rimanendo ad essa fedeli. Alla ricerca di una risposta, attraversa il pensiero di Platone e di Socrate - contrario alla parola scritta per la sua inevitabile riduzione della realtà - dello storico Marc Bloch che analizza il ruolo degli errori e delle leggende collettive nei processi storici, per approdare a Franz Kafka e al suo rapporto tra autore e traduttore (nel suo caso traduttrice). Le sue Lettere a Milena, dedicate appunto alla sua traduttrice Milena Jesenská, giornalista e scrittrice, lasciano intravvedere la letteratura come luogo in cui l’autenticità umana trova voce, pur nel limite inevitabile della parola scritta.
Sempre in tema letterario, Grazia Napoli recensisce nella rubrica Tratti l’opera di Bernardine Evaristo, Girl, Woman, Other, in cui si rappresenta la molteplicità delle identità e delle esperienze umane, senza stereotipi e semplificazioni. La scrittrice, poetessa, drammaturga e docente universitaria di origini inglesi e nigeriane, affronta il tema dell’autenticità attraverso un racconto corale da cui emerge il carattere multiculturale e plurale. Un concetto che quindi non può esprimere fissità, bensì multiformità. Significa accettare la diversità in mondo contemporaneo in trasformazione che va arricchendosi di nuovi modelli e di nuovi linguaggi.
La poesia di Chiara Albano, sezione di Tratti, denuncia una società fatta di maschere e inganni, da cui emerge la voce dimenticata dell’autenticità. Con tono semplice ma incisivo, mette in luce lo smarrimento della verità in un mondo che preferisce l’apparenza. L’anima sincera diventa così simbolo di una presenza fragile ma necessaria.
E di maschere parla Erminio Truncellito intervistato da Virginia Cortese per la rubrica Ri tratti. Il teatro, dice l’attore, è l’unica vera realtà: uno spazio in cui il performer, spogliandosi delle maschere sociali, ritrova l’autenticità dell’uomo e il senso dell’esistenza. In un mondo dominato da artificio e apparenza, il palcoscenico diventa luogo di verità, energia e connessione profonda, dove sogno, creatività e consapevolezza si fondono per riscoprire se stessi.
È questo un tema che trova grande spazio nel dibattito attuale e che le tecnologie avanzate e l’Intelligenza artificiale portano alla ribalta come se fosse un’emergenza. La nostra filosofa Concetta Vaglio affronta la questione nella rubrica Traiettorie interpellando pensatori e pensatrici che hanno diversamente interpretato l’argomento, letto anche come una continua "lotta" contro la falsificazione dell’esistenza. L'autenticità nella società contemporanea è infatti questione complessa che si scontra con una brandizzazione sempre più artificiale della propria immagine.
Abbiamo voluto approfondire questo tema con i cofondatori di una società che si occupa di Digital Transformation, la Effenove srls. Li abbiamo intervistati per la rubrica Tratte, industrie creative: usano le tecnologie digitali (VR, AR, videomapping) per rendere vivi e accessibili i beni culturali, unendo rigore scientifico, creatività e coinvolgimento emotivo. La loro missione è trasformare la memoria storica in esperienze autentiche e durature, dove la tecnologia non sostituisce l’uomo ma ne amplifica l’ingegno.
Abbiamo poi rapportato il tema dell’autenticità ai luoghi nella stessa rubrica, in Turismo culturale. In particolare, di come i piccoli centri lucani abbiano trasformato la loro presunta marginalità in forza, valorizzando tradizioni, memoria e autenticità. Non sono “aree interne” da salvare, ma Paesi vivi, fatti di comunità, cultura e bellezza. Questi luoghi, seppur segnati dallo spopolamento, custodiscono identità profonde e un patrimonio umano e simbolico che li rende preziosi e unici.
Anche nel mondo dell’arte il tema dell’autenticità riveste la sua importanza. Quanto un’immagine che riproduce una scena o una figura è fedele alla realtà? Quanto di quella trasposizione è corrispondente alla sua riproduzione? Bruna Giordano, critico d’arte al debutto nella nostra rivista, affronta per la rubrica Tratteggi la questione analizzando il ritratto come il genere più congeniale per soddisfare la ricerca della verità. In particolare, si sofferma su Modigliani e sul suo desiderio di riprodurre l’anima dei suoi personaggi.
Non possiamo non salutare con grande soddisfazione le nuove creature nate dall’impegno di alcuni dei nostri redattori. Rocco Infantino ha dato alle stampe Agosto. Il mese delle foglie che cadono, per i tipi di Edigrafema, un libro in bilico tra narrativa e saggio, con toni a tratti poetici, sul destino dei libri, della lettura e della memoria. Concetta Vaglio ha pubblicato Mamma mamma, perché? Come seminare meraviglia con filosofia, Cornacchione editore, una guida destinata a stimolare la curiosità innata dei bambini e a fornire strumenti concreti agli adulti per coltivare tale attitudine. A loro vanno i nostri complimenti.
Salutiamo dunque le nostre lettrici e i nostri lettori, ben ritrovati. Invitando tutti a cercare ciò che davvero conta nella vita, vi auguriamo buona lettura!
Eva Bonitatibus