Di Capua: “guardare oltre la siepe”

dialogare dicapua1 Una passione per la storia, un amore per la terra natale, un’attrazione per la scrittura. Lui è Donato Di Capua, narratore lucano, che in due anni ha dato alla luce due romanzi Il buio della mente, la luce nell’anima e Giocando con le spade di legno, entrambi editi dalla casa editrice Kimerik. Ha ricevuto numerosi riconoscimenti e premi letterari, tra cui per il primo libro il Premio nazionale “Fratellanza nel mondo” nel 2013 e il Premio letterario nazionale “Un libro amico per l’inverno”, patrocinato dall’Unesco, dall’Accademia delle Belle Arti e dall’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’educazione, la scienza e la cultura. Giocando con le spade ha ottenuto il Premio La Ciociara, anno 2014, il Premio Letterario Nazionale “Zingarelli” e il Premio "Un libro amico per l'inverno", ricevendo inoltre la medaglia del Senato della Repubblica. Le sue storie sono vera poesia, un canto alla bellezza della vita, un inno alla libertà. Noi lo abbiamo avuto ospite a Gocce d’autore in occasione della presentazione del suo ultimo romanzo ed abbiamo voluto ospitarlo anche nella nostra rivista per continuare il dialogo avviato qualche mese fa.   

Un romanzo storico sul Risorgimento italiano che parla di brigantaggio. Un fenomeno che popolò i boschi della Basilicata e che è stato raccontato in tanti modi. Tu affidi la narrazione ad un bambino di 10 anni. E' un tentativo per restituire purezza ad uno dei periodi più controversi della nostra storia?

La purezza è uno dei valori che ogni uomo dovrebbe mantenere  anche da adulto, perché tramite essa riesce a preservare la semplicità e l'essenzialità di un bimbo. Lo stupore nei confronti del mondo, l'amore per la libertà, sono componenti del mio romanzo. Quel bambino di dieci anni vive appieno la sua essenza e lo fa puro, libero, semplice.  Quindi si, quella purezza ridà verità alle controversie della storia.

La parola che più ricorre nel romanzo è libertà. È la chiave di lettura che l'autore consegna al lettore?

Tra le chiavi di lettura è di certo la più importante, in quanto è valore sensato ed imprescindibile di ogni vita umana e per quanto mi riguarda anche di ogni mia storia. La affido al lettore affinché tramite essa possa imparare a desiderare questo stato, o possa apprezzarlo ancor di più se già sa di averlo. Nel  mondo di oggi non si è mai liberi completamente. Compito di ogni essere è conquistare la libertà in quanto è essa stessa vita.

Chi sono i protagonisti del romanzo?

dialogare dicapua2 resizeProtagonisti del romanzo sono due bambini di 10 anni che con il tempo e con il dolore crescono. Diventano uomini e sanno di dover vivere delle tante gioie che la vita non smette di riservare loro. Uno prende il mio nome, è il mio alter ego, l'altro è un personaggio che la storia ha sempre penalizzato, appellandolo "delinquente,  brigante". In fondo non era altro che un uomo che credeva che l'unione facesse la forza e che sognava la libertà,  la fatidica libertà che otterrà solo con la morte.

Il lupo e il serpente sono i nomi di battaglia dei due piccoli eroi. Sono questi a segnare il destino dei due futuri uomini?

Il lupo e il serpente seguono i protagonisti nel loro percorso di vita, sono nomi e sono codici per chiamarsi senza farlo capire al resto del mondo. Sono due simboli, opposti, di forza, di vita. Due esseri che nulla temono, nemmeno la notte, quando la loro migliore amica sarà quella splendida dama bianca che noi mortali chiamiamo luna.

È un libro che presenta il brigante più vessato dalla storiografia ufficiale in una chiave inedita. Chi è veramente Carmine Crocco?

Come dicevo Carmine Crocco era un uomo come tanti, un uomo che ha avuto il coraggio delle proprie idee, che ha portato avanti i suoi sogni, i suoi diritti alla vita, ad un'esistenza dignitosa che altri uomini gli tolsero, bastonandolo come si fa alla peggiore delle bestie. Uomo dai nobili ideali ma che la rabbia ha saputo sopraffare, inducendolo a commettere errori micidiali, tanto che il mezzo ha purtroppo superato il fine. E la storia lo ha rinnegato.

Quale ruolo avrà la "spada di legno"?

La spada di legno è la vera chiave di lettura del libro e vuol dire tre cose: libertà,  semplicità,  coraggio. È questa a dare la forza di lottare contro le ombre nel grano, è questa il sigillo dell'amicizia tra i protagonisti, e sarà questa, anzi, le spade, a permanere nel tempo odorando d'eternità,  divenendo almeno loro immortali.

La cornice del romanzo è una Basilicata d'incanto, in cui la luce, gli odori e le forme rappresentano autentici affreschi sentimentali. È amore per la terra natale?

dialogare dicapua3 resizeLa Basilicata è in sé amore, è in sé odore, luce, sapore, freschezza,  purezza. È terra rude ma dolce, delicata ed aggressiva, fragile e forte. Ed io la amo per tutto questo.

Un libro che parla soprattutto della storia di un'amicizia. A chi è rivolto?

I miei libri nascono per essere rivolti a chiunque abbia voglia di sentimento, di emozione, di rivivere i valori portanti dell'esistenza. A chiunque desideri, almeno per un attimo, di essere immortale, come un sorriso, come l'aria, come i sogni.

Cosa rappresenta per te la scrittura?

La scrittura è il mezzo, il modo ed al tempo stesso il fine per espletare la parte migliore di me, quella che sogna l'eternità delle vite e dei ricordi e che non smetterà mai di guardare oltre la siepe dell'esistenza terrena per spingersi nel tempo dell'immenso.

Eva Bonitatibus

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