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Il punto di vista di Trattiletterari.it
Nell’ultimo anno della rivista ci siamo raccontati intessendo con le parole una sottile trama che ci ha tenuti insieme e ci ha sorretto durante il suo attraversamento. Come camminando su un ponte tibetano, abbiamo con prudenza appoggiato i piedi prima su un gradino e poi sull’altro, sbirciando, per quanto possibile, il vuoto che si apriva tra le intercapedini, e aggrappandoci, anche questo per quanto possibile, ai cavi sospesi insieme a noi.
Percorsi: come immaginiamo la nuova strada per giungere alla nostra meta?
«Il luogo in cui speriamo di atterrare è un “lì” cui abbiamo pensato poco, e di cui sappiamo ancor meno. Sarà la non familiarità del luogo a procurarci sollievo (…). Il volo non sembrerebbe tuttavia una fuga se non fosse per la fiducia – che si esprime talvolta in un’utopia visionaria, ma più spesso immagazzinata in quel ventoso passaggio che separa/collega la paura – che esista un luogo in cui le rovine non si
Meraviglia. È questa la parola che abbiamo scelto per il nuovo numero della rivista. Quasi una necessità scaturita dal momento, venuta fuori dai nostri ragionamenti, emersa nonostante si voglia tenere sommerso il presente. E noi alle parole ci teniamo, ci aggrappiamo ad esse, le rispettiamo, le usiamo con cautela sapendo che possono darci una sferzata improvvisa o al contrario una carezza inaspettata. E forse, in questo momento, cerchiamo la seconda, stanchi e avviliti per quel contesto stretto
Il colore in fondo non esiste. È la nostra percezione della luce, che si riflette, in determinate forme, sugli oggetti. Eppure domina la realtà, si insinua nella nostra mente, si associa ad emozioni, paure, sentimenti.
Il tema individuato per il nuovo numero di questa rivista è il frutto, in un certo senso, di un esperimento non andato a buon fine.
“Non si sogna, si è sognati. Noi ‘subiamo’ il sogno, siamo gli oggetti”
(Carl Gustav Jung)
«C’è un luogo ricorrente nella mia mente. Mi appare tutte le volte che chiudo gli occhi, ma anche quando li lascio aperti. Quel posto, nel quale continua a vivere una parte di me, è la casa dei miei nonni.
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