Chi avesse prestato ascolto a quel desiderio di ritornare agli archetipi, a quella particolare nostalgia delle origini che immancabilmente si prova almeno una volta, per un particolare fatto della vita, un affetto, o anche solo inciampando in un dettaglio minuscolo, saprebbe di cosa parlo. Chi, fra questi, amante di libri, intendesse per una volta assecondarlo, non dovrebbe sottrarsi al piacere di leggere questo: Alessandro Marzo Magno, L’alba dei libri - Quando Venezia ha fatto leggere il mondo, Garzanti.
i varca la soglia di una bottega del XVI secolo, è così che viene accolto il lettore alle prime pagine, e ci si ritrova nel mondo nel quale il libro moderno, così come oggi lo conosciamo, è nato, e con esso la stessa libreria che ci ospita. Altrove, su queste stesse colonne, parlando della prima edizione a stampa in arabo del Corano, facevo un velato accenno alla fonte secondaria, dove avevo seguito gli inizi della meravigliosa arte della tipografia; la fonte è questa. In questo libro, tuttavia, si trova anche tutto il resto. Vi è tracciato molto bene il passaggio dai volumi scritti a mano a quelli impressi a stampa, con tutta la teoria di tecniche e di incognite che fermentano intorno agli elementi primi: i costi elevatissimi della carta, gli inchiostri, la specializzazione necessaria per la realizzazione dei punzoni; e poi i cuoi e le legature, i torchi, e la nascita di nuovi mestieri. Qui ho incontrato finalmente il signor Claude Garamond, che nel 1540 diventerà il fornitore di caratteri (che io tanto prediligo) per quasi tutte le tipografie europee. Qui si assiste alla nascita del corsivo, soluzione tecnica raffinatissima, perché ad una elegante somiglianza con la scrittura a mano unisce una più che opportuna riduzione degli spazi tipografici nella composizione della pagina. Qui, la riduzione dei grandi volumi dalle pregiatissime opere in folio, che correvano dalla Bibbia alla Hypnerotomachia Poliphili, considerato da più parti il più bel libro mai stampato, fino alla riproduzione dei classici in ottavo, i libelli portatiles, che per dimensione sono effettivamente i primi tascabili della storia dell’editoria. E proprio con i portatiles si viene introducendo una filosofia del leggere per il solo piacere del leggere, per svago e non solo per studio, o per dir messa, o altro, in qualunque luogo. E’ tutto qui, descritto dalla penna lieve e pertinente assieme di Alessandro Marzo Magno, saggista poliedrico e attento, ospitato in una Venezia capitale di una porzione essenziale di mondo, diviso, anzi integrato, tra Oriente ed Occidente e lambito dallo sciacquìo del Mediterraneo.
l racconto, accompagnato da un corredo di note discreto, è ricchissimo di dettagli, di temi e di prospettive: dall’introduzione della punteggiatura moderna nelle opere all’affinamento delle tecniche commerciali della produzione, della distribuzione libraria e della vendita; approfondirne ciascuno porta lontano in diverse direzioni. Si trova traccia della prima stampa del Talmud, dei primi volumi di geografia, le origini dell’editoria musicale e il primo libro di ricette, e la cosmesi, e la pornografia e la medicina, e ancora, perché no, il primo bollettino di borsa e il primo periodico a stampa della storia, la prima Gazzetta, buona per le nuove, già, le news di oggi. Su tutto campeggia la presenza essenziale di Aldo Manuzio: La pittura ha Raffaello, la scultura Michelangelo, l’architettura Brunelleschi, la stampa Aldo Manuzio, dice l’Autore, che rappresenta un punto di svolta della storia. E difatti è questo il signore che oltre a quanto detto riesce a far vendere, a quel tempo, centomila copie, centomila, agli inizi del Cinquecento, delle opere del Petrarca, autore all’epoca morto e sepolto da un secolo e mezzo. Il primo best seller della storia, senza nemmeno una comparsata promozionale tra i salottini della mezza sera in televisione.
Rocco Infantino