
Un rivolo scarlatto come sangue sporcò la neve, che pareva un’offesa. E tutti pensarono che fosse accaduto qualcosa di irreparabile.
E’ la vigilia di Natale e Pietrafiorita si sveglia con un fatto a dir poco eccezionale: un filo rosso sangue macchia il manto nevoso che ammanta il borgo d’Appennino lasciando presagire che qualcosa di misterioso è accaduto o sta per accadere. Un malocchio o un auspicio non si sa, rimane il fatto che la popolazione del paese rimane attonita e seguendo il rosso che tinge le viuzze si svolge il filo della narrazione entrando nelle case della gente, soverchiando le storie del passato.Così comincia il libro di Mimmo Sammartino, un romanzo, o un quasi romanzo come è stato definito, comunque una serie di racconti tenuti insieme dal “rivolo scarlatto” che apre e chiude l’opera. Una storia che nella circolarità riscopre la sua peculiarità: comincia come finisce, progettando il ritorno al punto di partenza. Un libro che ha il sapore della narrazione e il profumo di un’epoca andata. Pagine di intensa letteratura che pongono al centro del loro dire il calore di una comunità che rischia il dissolvimento. Un affresco di società arcaica che torna a vivere con la penna trasognante dello scrittore e giornalista lucano nelle pagine de Il paese dei segreti addii, edito da Hacca edizioni. La storia che racconta Sammartino nel nuovo libro è ambientata in un piccolo paese dimenticato posto sul crinale dell’Appennino, Pietrafiorita, un nome di fantasia che nasconde un ossimoro che è anche un auspicio: una pietra che fiorisce. Una storia che è in un tempo fuori dal tempo, un luogo in via di disfacimento, una vicenda che ci riguarda. E’ la storia dell’Appennino, delle gente che vive nelle montagne, di queste silenziose e operose sentinelle, testimoni dell’arte, della cultura, delle tradizioni.

Con tono d’incanto e il fascino dei racconti tramandati, il romanzo rimanda ad atmosfere magiche e mistiche popolato da antieroi vinti seppur invincibili. La storia racconta infatti di gente ai margini della civiltà che però ha il grande compito di assicurare la continuità e la trasmissione infinita. Con incredibile ironia Sammartino tratteggia personaggi che sono autentiche caricature di uomini e donne realmente esistiti, ognuno caratterizzato da un difetto o da un pregio o dal proprio vissuto. Anche i loro nomi sono strambi e strappati alla fantasia dell’autore, sono numerosi e i loro destini, come il loro passato, è intrecciato in maniera indissolubile. E’ il sangue a tenere unito il legame tra le generazioni, un espediente narrativo che tiene insieme le storie e i personaggi del libro. Figure di racconti popolari come quella dei tre angeli, con un chiaro riferimento a Carlo Levi, sono l’elemento che consente a chi non ha nulla di sentirsi protetto: il bene supremo è rappresentato dalla famiglia, dalla casa, dalle proprie bestie, indispensabili condizioni di sopravvivenza. Uno sguardo umano che non vuol lasciar morire la storia di una comunità con l’abbandono delle proprie case.
Una storia che dunque parla di “margini” e di distacco, dove i diritti di cittadinanza vengono negati attraverso la spoliazione e la sottrazione di pari opportunità. Ma il messaggio che emerge forte e chiaro è la rivendicazione di dignità del proprio essere nel mondo ed è una critica a chi non riesce a capire che la varietà è la grande forza del nostro paese. A dispetto dei grandi centri abitati, Pietrafiorita è un borgo vivo, pulsa di vite vissute tra riti e credenze. Geremia, Mago Mingo, Rosina, Michele, Fulgenzio, Carmelo, Catafero, Giuditta Dell’Aria, Giuditta seconda, Cristobaldo, Maresciallo Merluzzo sono alcuni dei protagonisti che popolano l’Appennino. Ognuno è il portato di una cultura che non vuole morire e che lotta contro l’uniformità imperante.
Il paese dei segreti addii è una storia del nostro tempo che riguarda la memoria intesa non come nostalgia ma come presenza che abolisce il tempo. Un modo di raccontare il Sud che ammalia e affascina.
Eva Bonitatibus