La carità della Madonna dei mandarini

scrivere lacarità 1

Chest’è ‘a vita (…) è ‘na galera. Facimme ‘e sbaglie, ce mettono int’ ‘o gabbio e po’, siccomme simme creature ‘e dio, ‘a Maronna, pè gentilezza ‘nce porta zitto zitto ‘e manderine”.

Una poesia che apre un romanzo. Un romanzo che è una poesia. Chi ama leggere sa che i due generi della letteratura spesso si fondono al punto che l’una diventa l’anima della seconda e che l’altra sviluppa l’intero plot narrativo intorno alla prima. I più esperti sanno anche che la narrativa spesso trae ispirazione dalla poesia dando vita ad autentici capolavori in cui la parola assume valore demiurgico, capace di dare vita a una realtà estremamente complessa. Parliamo della poesia di Ferdinando Russo, poeta napoletano dell’800, e di Antonella Cilento, scrittrice napoletana dei nostri giorni. Ciò che accomuna entrambi, oltre alla geografia natale, è la natura erudita e ironica, la facilità della parola dotta e irriverente. Interpreti dell’anima e della vita napoletana, entrambi hanno dipinto e dipingono con il loro linguaggio sciolto e colorato (non colorito) affreschi di quotidianità ammantati di leggenda e misticismo. La Madonna dei mandarini è l’esempio che tiene unito questo parallelismo. La Madonna dei mandarini è infatti il titolo della poesia di Ferdinando Russo, composizione scritta nei primi del ‘900, ambientata in paradiso in cui Dio punisce un angioletto per aver commesso un peccato, condannandolo a pane e acqua in una cella scura per 24 ore. Giunge in suo soccorso la Madonna che, per quietarne i lamenti, gli porta dei mandarini. La Madonna dei mandarini è il titolo del romanzo breve scritto da Antonella Cilento nel 2015, edito da Enne Enne Editore, ambientato nella Napoli contemporanea. Qui la Madonna ha il volto delle madri che difendono i propri figli mutilati della loro bellezza. E il tema conduttore di entrambe le opere letterarie è la carità, la virtù teologale più grande di tutte e anche la più abbandonata.

scrivere lacarità 2Una virtù che oggi risiede nella mani di coloro che si spendono per gli altri, che si prodigano in opere di sostegno verso quanti vivono nelle difficoltà, la virtù che realizza la perfezione dello spirito umano. Amerai il prossimo tuo come te stesso, dice la Bibbia, ed è anche il messaggio del romanzo della Cilento che parla di volontariato e di solidarietà. Tanti personaggi che ne affollano le pagine e che, come in un circo, si muovono alla ricerca disperata della felicità per sé e per gli altri. Il tema della “bellezza offesa” riguarda i protagonisti della storia: chi vive nel precariato più assoluto, chi condivide la propria esistenza con quella di un figlio disabile, chi con la propria condizione di ragazza madre, chi è nella povertà economica e morale, chi aspira ad un amore impossibile, chi vive facendo i conti con il proprio passato, chi non ha occhi per vedere la bellezza. E la chiave di lettura del romanzo è la leggerezza, un obiettivo cui tendere, ha detto Antonella Cilento ospite a Gocce d’autore lo scorso 11 dicembre.

scrivere lacarità 3

Perché per parlare della bellezza offesa di una intera umanità che vive nella Napoli contemporanea, tra bisogni e afflizioni, disinteresse e indifferenza, occorre usare le parole giuste, selezionando immagini e dosando emozioni. E’ così che nascono i capolavori, e la letteratura universale ce lo ha insegnato. Riuscire a raccontare le brutture della vita con il sorriso sulle labbra. L’arma del dialetto napoletano poi aiuta a raggiungere subito l’obiettivo e la trama del romanzo, drammatica di per sé, assume tratti sarcastici con punte di ironia esilarante tra siparietti e dialoghi straordinari. Il ritmo della narrazione è affidato a tre movimenti e un epilogo, proprio come in una composizione musicale: un andante allegro vivace che sfocia in un’accelerazione finale mozzafiato. Un libro che restituisce la profondità di noi stessi invitandoci ad offrirci agli altri senza nulla pretendete. “Chest’è ‘a vita (…) è ‘na galera. Facimme ‘e sbaglie, ce mettono int’ ‘o gabbio e po’, siccomme simme creature ‘e dio, ‘a Maronna, pè gentilezza ‘nce porta zitto zitto ‘e manderine”.

Eva Bonitatibus

Log in or Sign up

We use cookies

Utilizziamo i cookie sul nostro sito Web. Alcuni di essi sono essenziali per il funzionamento del sito, mentre altri ci aiutano a migliorare questo sito e l'esperienza dell'utente (cookie di tracciamento). Puoi decidere tu stesso se consentire o meno i cookie. Ti preghiamo di notare che se li rifiuti, potresti non essere in grado di utilizzare tutte le funzionalità del sito.