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È la rubrica dedicata all’approfondimento sui grandi e piccoli temi d’attualità.

Melanconia e sensualità. Profondità e leggerezza. Pathos e sentimento. Sono i tratti peculiari del tango, di quello raccontato e di quello cantato, ma anche di quello danzato. Il tango come poesia, prima che ballo, prima che musica, ha la forza evocativa capace di imprimere indelebilmente alma e ragione. E’ il tango che ci ha fatto leggere ed ascoltare Donatella Alamprese, cantante lucana, insieme al chitarrista Marco Giacomini il 2 gennaio scorso a Potenza. Un’esperienza forte ed unica che ha

Giovannino Guareschi non è solo Mondo Piccolo o Don Camillo o il Candido. Giovannino Guareschi non è solo uno scrittore, un giornalista, un umorista, un caricaturista. Giovannino Guareschi è anche un fotografo. Ancor prima degli antropologi e degli etnografi, prima ancora di Ernesto De Martino, di Cartier Bresson e di Arturo Zavattini, immortala Potenza e la Basilicata negli anni 1934-35 e documenta le condizioni di vita di un luogo a lui sconosciuto. In quel periodo soggiorna nel capoluogo

Siamo nell’inverno parigino del 1830; il poeta Rodolfo, il pittore Marcello, il musicista Schaunard e il filosofo Colline conducono una vita spensierata. Il denaro scarseggia, lo stile di vita è molto sacrificato, tuttavia la speranza non abbandona il cuore dei quattro artisti.
E’ “La Boheme” di Giacomo Puccini andata in scena nello splendido Teatro Stabile del capoluogo lucano lo scorso mercoledì 9 settembre, con replica venerdì 11.
La notte della vigilia di Natale, Rodolfo e Marcello
Erano da pochi minuti passate le nove di sera, un tramonto insistito faceva coraggio a un buio bambino attorno al palco e lungo le linee morbide dei volumi soprastanti la cavea dell’Auditorium, l'aria era ancora calda, un aereo lentamente tagliava lo spicchio di cielo, Francesco saliva sul palco dopo i suoi orchestrali e intonava Lettera da un cosmodromo messicano. Ricordo d'aver letto in un sito non ufficiale a lui dedicato che pare la consideri, questa canzone, una canzone fantascientifica e

Giselle e Svetlana. Un’osmosi, un essere unico. La danzatrice e l’interprete che si fondono dando vita ad un’essenza. L’essenza, quella che è apparsa agli occhi di molti, quella incarnata dalla ballerina più brava di questo tempo, Svetlana Zacharova. Sabato 18 aprile al teatro San Carlo di Napoli sold out per lo spettacolo di balletto Giselle, la cui protagonista è stata appunto la grande danzatrice russa. Una serata che resterà alla storia per la sublime esecuzione ed interpretazione di
Fuori, il freddo punge e però non manca di sorprendere, in questa stagione che pure sarebbe la sua. Dentro, nel piccolo cinema teatro di una volta, tornato accogliente, non può dirsi che sia esaurito ogni ordine di posti, no. Però girando lo sguardo in sala nel consumato gesto, chi come me viva l’età di mezzo dell’età di mezzo, s’accorge subito che il pubblico, numeroso, è composto di persone di varia età: mischiati ai giovani, e ai molto giovani, ci sono maturi amanti del jazz, fors’anche
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