L’autenticità, ovvero l’essere autentici caratterizza una determinata personalità, un modo di essere schietto, sincero, autentico per l’appunto. Il termine autentico deriva dal latino tardo authentĭcus, che a sua volta deriva dal greco αὐϑεντικός, der. di αὐϑέντης «autore; che opera da sé».
In ambito artistico l’autenticità può essere associata ad un’opera non falsa, non falsificata (la qualcosa può essere dimostrata) o al voler, da parte dell’artista, rappresentare la sua interiorità coerentemente con il suo apparire, in linea con l’etimologia della parola, composta da autòs (sé stesso) ed entòs (in, dentro).
Grazie al ritratto, gli artisti hanno meglio riprodotto l’idea di sé stessi e dei vari protagonisti scelti per le opere. Questo genere si è affermato durante il Quattrocento, secolo in cui si è riscoperta la centralità dell’uomo, del suo pensiero e delle sue potenzialità.
Di profilo, frontali, leggermente girati rispetto al ritrattista, i protagonisti dei ritratti hanno portato con sé pezzi di storia, di vita, di abitudini, di abiti e soprattutto di autentica personalità.
Un artista del ‘900 che ha usato il ritratto per la realizzazione delle sue opere è stato Amedeo Modigliani, detto Modì, livornese di nascita e parigino di adozione, il quale trovò nella capitale francese le fonti di ispirazione per creare un suo stile totalmente personale e innovativo, seppur legato alla tradizione pittorica toscana e denso di richiami alle Avanguardie.
Protagonisti nei ritratti di Modigliani sono i volti. Come sosteneva l’artista stesso: “Per lavorare, ho bisogno d’un essere vivente, di vederlo davanti a me. L’astrazione uccide, è una dimensione senza uscita. È l’essere umano che mi interessa. Il volto è la creazione suprema della natura. Me ne servirò sempre”. Da questa affermazione si evince come l’artista sia stato sempre proteso, nella sua ricerca, verso l’autenticità del protagonista dell’opera e di come abbia individuato nel ritratto il genere più congeniale per soddisfare questa sua necessità.
Sebbene molti personaggi del tempo siano stati ritratti da Modigliani, come ad esempio Picasso, Diego Rivera, Madame Pompadour, Paul Guillaume, Chaïm Soutine, la sua amata Jeanne Hébuterne, è presente un solo suo autoritratto del 1919 in cui si rappresenta nelle vesti di artista, con in mano la tavolozza, seduto nel suo studio. Egli si identifica con la propria attività e professione e desidera essere ricordato in tal modo, con un abbigliamento semplice ed essenziale, con sulle spalle un foulard annodato al collo, come in diverse fotografie.
Il viso è sereno, soddisfatto del suo essere artista e, appena girato si volge verso lo spettatore che guarda attraverso gli occhi marroni senza pupille. Tale caratteristica è una peculiarità nella pittura di Modigliani, il quale ha sempre cercato di riprodurre l’essenza stessa, la personalità vera oltre che l’aspetto fisico. Egli, infatti, dichiara: “Quando conoscerò la tua anima dipingerò i tuoi occhi”, proprio a voler significare che gli occhi sono la porta dell’anima, la chiave per accedere all’autentico valore dell’io che caratterizza ogni persona umana. Proprio perché è difficile conoscere bene se stessi, Modì si ritrae senza pupille, a differenza della donna da lui amata che rappresenta in diverse opere con negli occhi le pupille, a testimonianza del fatto che è riuscito a conoscere fino in fondo l’anima, il sentire la vera personalità di Jeanne Hébuterne .
Modigliani, inoltre, ritrae sé stesso senza il collo allungato, elemento caratterizzante, invece, di molti ritratti, soprattutto femminili. Tale peculiarità rappresentativa incarna il desiderio di Modì di evidenziare maggiormente il volto rispetto alle altre parti del corpo, attribuendo al collo allungato un senso di raffinata bellezza, quasi iperumana, che tende al sublime. Nell’autoritratto non è così. Modigliani si rappresenta come egli è, attribuendo a sé stesso un valore umano, immerso nella luce che illumina la scena, la quale dona equilibrio alle cromie, alle linee e alle prospettive che ricordano la lezione di Cézanne.
L’autoritratto di Modigliani, dunque, riassume i cardini della pittura dell’artista e soprattutto consente di avvicinarsi alla sua dimensione autentica e personale, riuscendo a mettersi a nudo e a parlare di sé attraverso la tela.
Concludo con i versi della poetessa russa Anna Achmatova, che nel 1958 ricordava così Modì:
“Tutto il divino scintillava in Modigliani solo attraverso una tenebra.
Era diverso, del tutto diverso da chiunque al mondo.
La sua voce rimase in qualche modo per sempre nella memoria”.
Ancora oggi questa voce continua a parlarci di bellezza, di mistero, di essenza, di profondità, di autenticità.
Bruna Giordano