Street Art, Urban Art, Arte di strada o urbana, sono tutti nomi dati dai mezzi di comunicazione di massa a quelle forme d’arte che si manifestano in luoghi pubblici, a volte illegalmente, altre volte in siti appositamente autorizzati avendo così la possibilità di poter contare su un pubblico vastissimo, molto più ampio rispetto a quello di una galleria di esposizione normale. Essa viene da molti considerata come una forma d’arte “alternativa” ma ci si accorge sempre più che spesso alcuni artisti street non hanno nulla da invidiare ai grandi nomi della pittura o del disegno come quelle i lavori di Street Art 3D che sempre più spesso compaiono sulle pavimentazioni delle maggiori città del mondo e che incantano con i loro effetti speciali e le rifiniture dei loro dettagli. Di sicuro ogni artista che pratica la Urban Art, in qualsiasi forma, ha alle spalle le proprie motivazioni personali, questo, oltre al luogo pubblico e alla gratuità della fruizione dell’opera, è il punto in comune principale di tutte le modalità con cui si esprime questa corrente artistica : Sticker Art, lo Stencil, le Proiezioni video e le Sculture installate in luoghi pubblici.
Le citta diventano il luogo ideale in cui esporre le proprie creazioni ed esprimere le proprie idee creando trasformandole in veri e propri musei all’aria aperta.
E’ il caso di dire “non sempre” perché purtroppo, molto spesso, alcune persone che si spacciano per street artists compiono, in realtà, atti vandalici su treni e muri componendo scritte o disegni privi di senso portando le persone a detestare chiunque operi armato di spray, stickers o stencil, anche coloro i quali, invece, vanno a creare vere e proprie meraviglie. L’imbrattamento selvaggio dei luoghi pubblici è qualcosa contro cui combattono non solo le autorità o i cittadini ma anche gli stessi artisti di strada realmente definibili come tali a cui non fa di certo piacere l’essere associati a tali vandali.
Legale o illegale , oggi e’ emerso un nuovo mecenatismo che affida a giovani artisti la commissione di opere pubbliche cittadine che impone di prendere in considerazione l’eventualità di una possibile metodologia scientifica che riesca a valorizzare e a tutelare i lavori creati nel tessuto urbano e rimettere l’arte al centro mediante la sua valenza sociale e civica.
Ed è proprio quello che è accaduto nella città dell’ Aquila con la manifestazione RE_ACTO FEST che si è tenuta tra il 13 Settembre e il 12 Ottobre e ha visto la presenza di artisti di fama internazionale che hanno offerto un panorama variegato dei diversi stili e pratiche che compongono questo particolare movimento artistico, che solo da pochissimo viene riconosciuto come tale.
Questo festival di street art e cultura urbana ha riportato l’attenzione sull’importanza che l’arte ricopre per ridare un senso civico e pubblico ai luoghi di una città profondamente segnata dal sisma del 2009. Con questa iniziativa (il cui direttore artistico è l’architetto e street artist Luca Ximenes) si si è portata in strada la creatività, e utilizzata per riconsegnare un’identità a luoghi del centro come a quelli della periferia. Re_Acto va appunto intesa come una reazione allo stato di abbandono in cui è stata lasciata un’intera comunità attraverso l’arte.
Le opere sono state realizzate nella zona della Fontana luminosa, su Viale Gran Sasso e Viale Ovidio, nel Progetto Case di Bazzano da una quindicina di artisti (Zed1, Solo, EsseGee Fra, Klevra, UNO, StelleConfuseTree, MrThoms, V3rbo e Diamond).
La rifunzionalizzazione che trasforma il luogo pubblico (quartieri dormitorio, infrastrutture di servizio come i piloni dell’autostrada, edifici abbandonati e fatiscenti) in luoghi di socialità, veicoli di cultura e sensibilità artistica, restituendoli alla collettività. Questa è stata la filosofia ispiratrice della rassegna, una filosofia che nel territorio Aquilano, piegato dal terremoto e a cinque anni ormai dall’evento, disgregato nella sua composizione sociale e territoriale, disorientato nel tentativo di ricostruirsi un’identità, acquista un valore particolarmente significativo.
L’opera realizzata dall’ artista ZED1 raccoglie gli spunti propri dell’attuale situazione del posto andando a tratteggiare un ritratto toccante, veritiero e, al tempo stesso, sa di denuncia forte e chiara, capace di puntare finalmente il dito su dinamiche sporche e poco chiare che continuano, nonostante le reali difficoltà, ad essere presenti.
L’opera si fa quindi carico di una voce, dei pensieri del luogo, si fa carico di raccontare una storia che poi è la realtà attraverso immagini, ma soprattutto analogie capaci di comprendere e lasciar comprendere appieno la reale situazioni della città.

L’intervento prende vita su una serie di architetture ormai distrutte, andando ad coprire più porzioni e più palazzi quasi ad offrire una visione a 360 gradi. La città viene rappresentata da un Aquila ferita attorniata da cocci e rovine, china sulla sua schiena in cerca di rialzarsi, il suo manto viene raffigurato fatto di mattoni alcuni con crepe, altri letteralmente staccati e sparsi nello spazio circostante. Ai suoi piedi vediamo dei piccoli uomini che tentano di ricostruirne l’aspetto, questo è il primo input, è lo slancio dei cittadini che tengono alla città e cercano di far tornare il posto al suo vecchio splendore. Contemporaneamente però vediamo una serie di altri ‘soggetti’, gli sciacalli, i ladri che depredano e rubano, coloro che acquistano in cerca di denaro e che senza scrupoli sfruttano la situazione per i loro interessi, senza alcun pudore. Zed1 qui affonda il colpo e lo fa innescando una nuova similitudine visiva, vediamo un avvoltoio con una valigetta in mano, un altro appostato e vestito in giacca e cravatta che osserva silente in attesa di compiere il suo furto.
Il risultato finale è una riflessione intensa, un opera a tutto tondo che tocca gli aspetti più controversi, un racconto vero capace di cogliere il candore ed al tempo stesso l’ipocrisia.
Un voler raccontare l'immobilismo cittadino con la complicità di linee incerte o precise, dritte o curve, che hanno lasciato l'impronta di un passaggio, emblematico di nuovi orizzonti, nel linguaggio universale dei colori che sfondano, da sempre, le divisioni dei muri.
Serena Gervasio