Agnese De Donato, la musa della cultura

dialogare Agnese DeDonatoHo conosciuto un mito. Una donna che negli anni ’60 ha precorso i tempi con le sue scelte culturali e professionali. Una giornalista formidabile che dopo una gloriosa esperienza da libraia ed animatrice culturale nella città capitolina, ha fondato negli anni ’70 la prima rivista femminista italiana, Effe. Fotografa e reporter, ha collaborato con varie testate giornalistiche e tutt’oggi cura uffici stampa di importati enti lirici e festival internazionali. Figlia di una famiglia numerosa di origini pugliesi (cinque sorelle e un fratello), è stata tra le protagoniste della vita mondana romana. Agnese De Donato, questo il suo nome, aveva infatti fondato la famosa libreria-galleria “Ferro di cavallo” in via Ripetta 67 frequentata da intellettuali, artisti e scrittori di chiara fama internazionale. Una donna affascinante e intraprendente che ideò per prima in Italia le presentazioni dei libri in libreria. L’ho incontrata a Montemurro, in provincia di Potenza, in occasione dell’inaugurazione della mostra “Intimo Sinisgalli” nella Casa delle Muse che la Fondazione Leonardo Sinisgalli ha allestito per volere del suo direttore, l’infaticabile Biagio Russo. La storia di Agnese, che ha donato documenti inediti alla Fondazione, mi ha talmente incuriosita che ho voluto che ci raccontasse la bella avventura degli anni '60 vissuta tra via Ripetta, Piazza del Popolo e via Gregoriana. Lei ci ha risposto così:

 

“Una sera, per caso, passeggiando per Via Ripetta, vidi un cartello su una serranda chiusa, si affittava un locale proprio di fronte alla Accademia d’Arte nella armoniosa piazzetta del Ferro di Cavallo, un segno del destino, sognavo di aprire una libreria, quale posto migliore? Il giorno dopo avevo già il contratto e nove mesi dopo, novembre 1957, ci fu la grandiosa inaugurazione di una libreria che divenne subito punto di incontro di scrittori, artisti, poeti musicisti, studenti dell’Accademia e di Architettura, divenuti in seguito importanti professionisti. Le novità assolute sarebbero state presentazione di libri e mostre fotografiche, due cose che ancora non esistevano.”

 

La sua libreria fu la prima in Italia ad organizzare le presentazioni dei libri in uscita. Come si tenevano? E quale fu il primo autore presentato? Ricorda quel giorno?

 

“Il primo libro a essere festeggiato fu Ore Giapponesi di Fosco Maraini editato da mio fratello Diego De Donato. Presentò il volume, ricco di moltissime e straordinarie foto, Carlo Levi. Come si può vedere dalle foto, le manifestazioni avvenivano in piedi, molto informali, in mezzo a una gran folla di amici. Presentazione di libri o inaugurazioni di varie mostre si susseguivano a ritmo serrato, anche perché la mia era l’unica libreria a fare queste cose e le richieste da parte degli editori erano tante!”

 

Fu ideatrice anche di un premio di letteratura per il libro più sperimentale, consistente in un autentico ferro di cavallo. Quali opere vennero premiate e che tipo di successo ebbero in seguito? Nel suo libro "Via Ripetta 67" racconta che spesso si trovava in debito con le case editrici non perché non vendesse i libri, ma perché glieli rubavano. E a rubarli erano gli amici, coloro che amavano i libri. Tra avanguardie artistiche, letterarie e musicali che frequentavano la sua libreria, qual era l'atmosfera che si respirava?

 

“L’idea di creare un premio per il libro più sperimentale dell’anno nacque proprio dalla frequentazione assidua di scrittori e poeti “d’avanguardia” che gravitavano quotidianamentedialogare 8marzo in libreria, i “Novissimi” e il “Gruppo 63”, i musicisti di “Nuova Consonanza”. Infatti, assidui in libreria oltre ai vari Levi, Moravia e altri, i più insidiosi erano proprio loro, gli “avanguardisti” con le loro idee, le loro proposte, i loro incitamenti pressanti. La libreria era il loro punto di incontro, si beveva, si chiacchierava, si leggevano i libri, i giovani studenti che sarebbero poi diventati “grandi” spesso li rubavano e io molte volte mi trovavo in difficoltà con i pagamenti. Ma era un bel vivere. Il primo a vincere il “Ferro di Cavallo” montato su legno dallo scultore Libertucci fu Nanni Balestrini. In seguito anche Germano Lombardi. Non ricordo se lui e gli altri degli anni successivi abbiano avuto successo…certamente noi, le sette belle della giuria, avemmo un grande successo di stampa: io, Carla Vasio, Gabriella Drudi, Ninì Pirandello, Giosetta Fioroni, Rosanna Tofanelli, Graziella Civiletti.”

 

In tanti si sono innamorati di lei, donna avvenente non solo per le fattezze fisiche ma anche e soprattutto per l'intelligenza e l'intraprendenza. Tra questi Leonardo Sinisgalli che le dedicò liriche intense e scherzose. Cosa ricorda di questo amore?

 

“Non è che si innamorassero di me!!! Si, mi corteggiavano, si scherzava e si rideva tanto in quel periodo. La cultura era una cosa seria, ma nei ‘60 la vivevamo con leggerezza, con quella leggerezza indispensabile in ogni cosa a parer mio. In libreria, da me la cultura non aveva niente di professorale anche se la frequentavano personaggi “seri” come Ungaretti, Praz, Argan, Pound, Guillen, Tzara … Certo non lo nascondo ero bella, che non guastava, era un valore aggiunto! Leonardo Sinisgalli mi amò molto. Con la sua arguzia, la sua intelligenza, la sua verve, la sua cultura immensa mi affascinava e per la verità affascinava chiunque! Ogni incontro con lui era un arricchimento, con l’amore mi trasmetteva gioia di vivere, amore per l’arte e per il gioco! Le sue poesie a me dedicate sono un vero dono. E sono molto lusingata e orgogliosa di vederle oggi esposte alla Casa delle Muse a Montemurro insieme ai ritratti, disegni e lettere che il Poeta mi inviava da tutto il mondo.”

 

Dieci anni trascorsi tra grandi nomi del panorama culturale internazionale ad organizzare mostre, presentazioni ed eventi di grande risonanza. Come è cambiato nel frattempo il modo di fare cultura oggi?

 

Gli anni Sessanta fino al ‘68 sono stati anni spensierati e felici. Anni della fiducia, della certezza dell’avvenire, della felicità di stare insieme, della cultura brillante, degli amici. Anni irripetibili. Prendiamo come esempio un luogo magico come piazza del Popolo a Roma, un tempo i clienti dei due grandi caffè che si guardano dirimpetto erano quasi tutti intellettuali delle lettere o delle arti: al Canova sostavano i più tradizionalisti e da Rosati quelli più scapigliati, era sempre una gran festa la sera verso le 8 dopo il lavoro ci si vedeva lì tutti, si combinavano incontri, serate, nascevano idee, progetti, si beveva e si scherzava e si continuava a fare cultura. Oggi? Quell’epoca è finita. La cultura è una industria….che non va neanche tanto bene, gli artisti non si incontrano più, la vita in comune non esiste, in quei caffè si vedono solo cinesi e russi. Nel suo recente delizioso libro Roma è una bugia Filippo La Porta a un certo punto scrive a proposito di quegli anni e della libreria Al Ferro di Cavallo: “Oggi non mi vengono in mente luoghi così ‘formativi’: quasi una riedizione delle botteghe rinascimentali”.

 

dialogare Copertina EffeNegli anni '70 ha fondato insieme ad altre donne la prima rivista femminista in Italia "Effe", le cui copertine ritraevano le foto scattate da lei. Cosa raccontava questa rivista e a chi dava voce? Ma soprattutto chi acquistava e leggeva Effe?

 

“Siamo arrivati agli anni 70, l’avvento del femminismo! Che felicità anche questo periodo, nonostante avessi già tre figli e nessuna rivendicazione riguardo alla educazione dei miei genitori, liberali intelligenti e colti, mi tuffai con entusiasmo anche in questa avventura. Eravamo un gruppo di giornaliste e ci inventammo una rivista “EFFE”, prima in Italia e seconda solo a quella famosa americana. La redazione era un luogo straordinario, si era sempre in vivaci e allegre discussioni e alla ricerca di notizie da dare, da divulgare. A chi? Le nostre lettrici erano soprattutto ragazze, ragazze affamate, che volevano sapere, che chiedevano aiuto non avendolo magari nelle loro famiglie e si parlava e scriveva di aborto, divorzio, contraccettivi, orgasmo, di tutto!!!! Fare fotografie era bellissimo, i loro visi raggianti, il gesto femminista, gli striscioni, le mimose….. (allego foto di EFFE).

 

Giornalista e fotografa, ha curato uffici stampa di importanti enti e festival internazionali. Cos'altro le piacerebbe fare oggi?

 

“Non ho curato uffici stampa di festival di danza e musica, ma curo ancora. E’ il mio lavoro e lo faccio tutt’ora. Però è diventato molto stressante perché i giornali oggi si interessano solo di televisione e di cinema, anzi più che altro dei “pettegolezzi” sugli attori. Non è così? Cosa mi piacerebbe fare oggi? Veramente sono gli altri che stanno facendo delle cose su di me: l’Università Roma3 sta organizzando una giornata di studi su di me e la attività dei dieci anni del Ferro di Cavallo, e questa è una grande soddisfazione, mi sto anche impegnando per una mostra di mie fotografie, ho un archivio fotografico degli anni 70, foto ormai storiche: teatro d’avanguardia, personaggi vari scrittori politici artisti poeti manifestazioni politiche e sociali, danza e tanto altro ancora.”

 

Infine, è madre di tre figli. Pensa che questa sua fervida attività abbia aiutato i suoi ragazzi a crescere meglio, con maggiori stimoli, o che invece abbia sottratto loro del tempo? Insomma, secondo lei, qual è la ricetta ideale per essere Donna senza ripensamenti?

 

“In un passo del mio libro ho scritto: “Un passato pieno, felice, denso, un passato che è stato, ed è fino a oggi che sono vecchia, una forza umana e positiva che ho trasmesso e trasmetto quotidianamente ai miei tre figli, tanto da essere un punto di riferimento per loro”. Cresciuti con un padre gallerista d’arte e una madre giornalista della cultura e libraia non potevano certo diventare medici o avvocati…..Francesco regista, Giovanni architetto, Michele ballerino-coreografo, tre professioni artistiche e creative. A questo passato, e prima ancora degli anni di Via Ripetta, bisogna aggiungere che per fortuna io ho avuto una famiglia d’origine progressista e anticonvenzionale che mi ha regalato una vita fuori del comune, stimolante e felice.”

Eva Bonitatibus

Log in or Sign up