La gioventù creativa

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Il bianco della tela paralizza l’artista, così come il bianco della pagina blocca lo scrittore e il silenzio inibisce il musicista. Il bianco è visto come quel vuoto che impedisce di vedere altro, di andare oltre. Ma siamo sicuri che sia così? Quei bianchi sono davvero assenze di contenuto o forse sono solo mancanze temporanee? Alessandro D’Avenia in Bianca come il latte, rossa come il sangue dipinge una fase molto delicata della vita dell’uomo, l’adolescenza. «Ogni cosa è un colore, ogni emozione è un colore. Il silenzio è bianco, il bianco infatti ha confini… il bianco non è neanche un colore.

Non è niente, come il silenzio. Un niente senza parole e senza musica…». Ma il bianco è paradossalmente il colore della creatività, esprime speranza per il futuro, fiducia nel prossimo e nel mondo in genere. Quindi rappresenta pienamente la gioventù, da un lato è il colore-non colore, dall’altro è l’unione di tutti i colori. 

Per molti giovani il bianco è stato il colore che ha rappresentato questi ultimi quindici mesi, periodo nel quale la loro creatività ha subìto un brusco calo a causa della impossibilità di frequentare, condividere e vivere esperienze creative. Soprattutto l’impossibilità di vivere. Come si fa ad aiutarli a sbloccare la loro creatività? Dove indirizzarli affinché ritrovino lo slancio verso visioni altre che li riconducano a nuovi mondi? La tela così come la pagina e lo spartito non è lo spazio bianco senza significato, al contrario, è pieno di quelle regole che hanno fatto la storia dell’arte, della letteratura e della musica. Conoscerle per poi dimenticarle significa dare libero sfogo alla loro espressività, consente finalmente l’esercizio della creatività.

Alla gioventù e ai suoi colori dedichiamo questo numero della rivista con l’auspicio che possano riprendere in mano la loro vita di sempre senza altre rinunce. Vogliamo parlare di loro come del nuovo che nel rigenerarsi lancia una pennellata alla tela e genera nuove forme di vita. In particolare vogliamo parlare del loro rapporto con il mondo della cultura, verso quali settori si dirigono i loro interessi, cosa i vari linguaggi rappresentano per loro. 

Scrivere ad esempio aiuta a superare i conflitti interiori come fu per Goethe ne Le affinità elettive o ne I dolori del giovane Werther, per Leopardi nello Zibaldone, per Pirandello in Uno nessuno e centomila o in Così è se vi pare. Anche questi grandi scrittori vivevano con grandi conflitti interiori e trovavano la loro liberazione scrivendo. La forma della scrittura diaristica, ad esempio, molto in uso a partire dall’800, rappresentava un modo per uscire da sé stessi e riflettere. Diario di una scrittrice di Virginia Woolf, Diario per la fidanzata di Italo Svevo, Lettere ad Antonio di Elsa Morante sono solo alcuni esempi. Ma il principio è lo stesso per tutte le altre attività artistiche e di esempi in pittura come in scultura, nella musica o nella danza ce ne sono tantissimi.

Anche la lettura è un modo per creare nuovi cosmi. Leggere aiuta a pensare, a costruire il pensiero critico, a stimolare la fantasia, ad arricchire il linguaggio. Abbiamo chiesto ad alcuni giovani cosa rappresenti un libro e le loro risposte sono state sorprendenti. Intanto ci hanno detto di non aver accantonato la sana abitudine della lettura, al contrario, durante i primi mesi del lockdown hanno trovato rifugio in essa, che si è rivelata un’ottima compagnia. «Il libro è uno strumento di passaggio dalla vita reale a quella scritta e viceversa» ci hanno detto, «un sovramondo, uno svago per evadere dalla realtà, un’arma da interpretare perché i libri ci rendono liberi». «Grazie alla cultura diventiamo ciò che vogliamo essere» ha detto una ragazza, «il libro è una risorsa, è un mondo a parte, è un’occasione di crescita».

E sulle loro abitudini gli abbiamo chiesto quale sia il loro rapporto con la cultura. Se vanno a teatro e cosa amano vedere, che musica ascoltano, se gli piace andare per musei e se praticano una disciplina artistica. Il piccolo campione analizzato ci ha risposto che a teatro preferiscono assistere a spettacoli di danza e a commedie teatrali, che il loro ascolto musicale spazia dal genere indie, al pop e al rock fino a quello della musica classica. Non disdegnano le visite ai musei, prevalentemente quelli di arte contemporanea e tra le attività artistiche maggiormente praticate c’è la danza, il disegno e la pittura, lo studio di uno strumento musicale, la fotografia.

Parliamo delle generazioni dei nativi digitali, le Generazioni Y e Z, quelli nati fra la metà degli anni Ottanta ed i primi del Duemila, detti anche Millennials e Centennials. Su di loro si è incentrata un’indagine, l’XI Rapporto Civita “Millennials e Cultura nell’era digitale. Consumi e progettualità culturale tra presente e futuro”, volta a conoscere meglio le abitudini di questa fascia di età e aiutarli ad inserirsi nel mondo della cultura. Tra i quesiti che il centro si pone c’è la domanda delle domande: qual è il ruolo della Cultura nella loro vita? A questo punto è interessante capire qual è il significato che gli stessi attribuiscono al termine cultura. Il rapporto ha identificato quattro aree corrispondenti alle definizioni date per descrivere sé stessi e i propri valori di riferimento:

  • I Custodi considerano la cultura come un sistema di saperi codificati ereditati e trasmessi dalle generazioni precedenti e, pertanto, di stampo conservativo-tradizionalista.
  • Gli Artefici cercano proposte e soluzioni originali e personalizzate, in discontinuità con i modelli trasmessi dai genitori e dalle agenzie istituzionali.
  • I Cercatori vivono la cultura come risorsa per la propria affermazione sociale e potenziale leva di crescita.
  • I Funamboli percepiscono la Cultura come complesso di conoscenze aperto e dinamico, in costante equilibrio fra tutela della tradizione e sperimentazione innovativa.

Ne consegue che l’ambito nel quale i giovani collocano la cultura è quello parentale, la famiglia rappresenta il nucleo fondamentale di trasmissione dei saperi e di stimolazione di interessi. Il territorio di riferimento invece pare non rispondere appieno alle esigenze culturali dei giovani, sempre il rapporto dice che 4 su 10 dichiarano di apprezzare l’offerta della propria città e la metà non ne fruisce appieno sia per scarsa conoscenza che per disinteresse. Vincono il web e i social network quali canali informativi privilegiati, perdono invece le istituzioni ritenute troppo lontane dai loro circuiti.  

Sul piano della produttività creativa, gli Artefici, ossia i giovanissimi fra i 15 e 17 anni di genere maschile, appaiono i più dinamici, non solo nella musica e nella produzione video ma anche nella realizzazione di disegni e illustrazioni. La maggior parte dei gruppi lamenta la barriera dei costi, spesso troppo alti, di biglietti per concerti o altro, la mancanza di strutture dedicate, laboratori e luoghi attrezzati, l’assenza di persone con cui condividere e co-produrre e infine la mancanza di supporti informativi per le attività creative.

E la scuola e le Università che ruolo hanno nella loro visione? Alle due istituzioni formative viene attribuito un ruolo chiave, essendo considerate fondamentali per la loro crescita intellettuale e per il loro futuro inserimento sociale. La formazione è quindi al primo posto delle generazioni Y e Z, apprezzano laboratori e corsi per la propria produzione artistica, ma il web rimane la loro principale fonte di ispirazione.

A supporto dei giovani in cerca di lavoro nei vari settori della cultura c’è il portale ProfilCultura che mette a diposizione degli utenti un motore di ricerca attraverso cui trovare i corsi di formazione e individuare le offerte di lavoro nei campi dell’arte, dell’artigianato, dell’architettura, del design, delle arti dello spettacolo, del web e dei linguaggi multimediali, dei beni culturali e del turismo, dell’editoria, stampa e comunicazioni e dell’audiovisivo. C’è inoltre il supporto per la compilazione del curriculum vitae, come candidarsi, come pubblicare un annuncio e info utili di assistenza.

Tanti sono i progetti anche a carattere europeo che coinvolgono i giovani e che consentono loro di avviare esperienze di interscambio culturale necessari alla loro crescita personale e alla scoperta di nuove possibili professioni.

«Siate coraggiosi!» disse il Papa ai giovani nel 2018.

Siatelo fino in fondo. Coltivate voi stessi, rendete colti i vostri campi, metteteci cura e vedrete che da sterili diventeranno fruttuosi.

Eva Bonitatibus

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