Cinquecentine abarth

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- Scusi, i libri sul fai da te? 

- Scaffale ventuno.

- Non lo trovo.

- E’ da montare.

Una delle funzioni dei libri, tanto per attenersi all’ovvio, è quella di trasmettere il sapere. Il testo guida, per così dire, di questa eccentrica rubrica, quel Consigli per la formazione di una biblioteca di Gabriel Naudé che di quando in quando mi piace ricordare, al capitolo IX lo dicemmo, si interrogava su quale dovesse essere lo scopo principale di una raccolta di libri ed esso scopo lo trovava nel “donarne e consacrarne l’uso al pubblico e di non negarli mai a nessun uomo che ne potrebbe aver bisogno”. Pure, oggi potremmo domandarci, sempre e soltanto da curiosi, dove vada il futuro del sapere. Come si produca, come si trasmetta, come e a chi lo si distribuisca, sapendo che a quel futuro il destino del libro rimarrebbe comunque legato, seppure a mezzo, oramai, tra carta e bit, tra il possedere porzioni o metri lineari di volumi prodotti in quantità finite e l’avere semplicemente tutto potenzialmente e immaterialmente a disposizione. Su questo versante del nostro arbitrario itinerare, varrà la pena allora fare qualche digressione. Potremmo incontrare qualche autore che, inventando per la nostra epoca il termine di postmodernismo, inizi a descrivere paesaggi del pensiero scientifico in cui le nuove tecnologie si presentino non soltanto come mero strumento, bensì diventino come delle protesi del linguaggio e influenzino così l’architettura stessa del pensiero. E proprio quanto al libro, potremmo rileggere un autore che già nel duemilanove, anno che sembra remoto tale è l’accelerazione dei fenomeni, scriveva un Il futuro del libro che è una lettura d’obbligo, in questo campo. Potremmo arrivare ad approfondire il tema della conoscenza in relazione allo strumento totale globale, costituito dalla rete, dal web, dove tutto il sapere è appunto per definizione disponibile e illimitato, alla portata di chiunque, epperò magari proprio per questo presenta nuove insidie, in tema di attendibilità, di valutabilità, ma anche di visibilità o al contrario di irreperibilità od occultabilità di determinati contenuti. Dove va oggi l’editoria scientifica? Il sapere che si produce, in quali modi, in quanto tempo, attraverso quali percorsi arriva a noi? È ancora costretto a passare attraverso pochi volumi per pochi? Sappiamo che oggi a livello globale la stessa necessità di imprimere una maggiore velocità al progresso scientifico e ad un suo possibile utile uso in termini di ricadute concrete sulla vita delle persone porta alla adozione di strumenti che garantiscano con ogni mezzo l’accesso alla conoscenza di qualità. Si parla ad esempio di Open Access, di accesso aperto ai prodotti della ricerca, e cioè di quelle nuove pratiche che vanno affermandosi nelle università e negli altri ambienti scientifici, attraverso le quali le pubblicazioni scientifiche vengono gestite in maniera che esse possano essere liberamente e gratuitamente fruibili da parte dell’intera comunità scientifica e di ogni interessato nel più breve tempo possibile. Questo avviene attraverso due passaggi principali. Innanzitutto, per via dell’immediatezza del supporto, le pubblicazioni scientifiche tendono a passare dalla carta al digitale. Non più volumi, ma web. Poi, il ruolo degli editori - scientifici – classici muta, rimanendo tra l’altro riservato ad essi una limitata finestra di tempo, un tempo di embargo, di solito nell’ordine, a seconda delle normative nazionali e delle varie discipline, di pochi mesi o poco più di un anno, entro il quale essi editori possono godere in maniera esclusiva dei diritti di utilizzabilità economica di tali pubblicazioni. Ancora, vanno prendendo piede politiche per la interoperabilità, così la definiscono, dei patrimoni di conoscenza custoditi tra Musei, Archivi e Biblioteche. Poi ancora, già si consolidano percorsi che vanno ad esempio tra i patrimoni custoditi dalle biblioteche e i contenuti delle grandi e libere enciclopedie autoprodotte sul web, come è il caso di Wikipedia. In questo passaggio molto mutevole la curiosità non mancherà di farci addentrare per capirne magari qualcosa in più, a vantaggio nostro e di chi abbia la fantasia di leggerci.

 

Rocco Infantino

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