Jeff Koons nasce il 21 gennaio 1955 a York, nello Stato americano della Pennsylvania. In giovane età viene incoraggiato dai suoi genitori a dedicarsi alla sua grande passione, la pittura, ma dopo aver conseguito il diploma nel 1976 presso il College of Art di Baltimora, abbandonerà lo stile pittorico per dedicarsi alla corrente artistica concettuale. In questo periodo trae ispirazione da artisti particolari come Martin Kippensberger e Robert Smithson. Ciò che colpisce di Jeff Koons è la sua contraddittorietà, la sua capacità di esprimere una critica tagliente nei confronti della società dei consumi usando gli stessi strumenti che nutrono questo sistema. Koons è ad oggi uno degli artisti più ricchi al mondo e , per il suo accostamento alla cultura pop, è considerato l’erede di Andy Warhol. Avvicina l’ “uomo della strada” all’arte, mostrandogli opere in cui possa ritrovare temi familiari e di facile comprensione e lo fa attraverso gli oggetti più diversi, che siano statue di Bernini o trenini giocattolo. Nel recente ciclo delle “Gazing Balls” (Sfere da giardino) si vede bene il processo creativo e compositivo di Koons: la copia bianca, spettrale, di un oggetto viene arricchita da una sfera di vetro, una tipica decorazione posta nei giardini in America. Il risultato è spiazzante, soprattutto perché tra gli “oggetti” scelti da Koons ci sono copie minuziose di grandi statue classiche . La banalità assoluta della sfera blu si trasforma in un’apparizione surreale. Un raffinato e attraente gesto concettuale per ribaltare e deviare lo sguardo dello spettatore dall’ammirazione dell’opera classica, quale immagine memorabile di pura perfezione, alla totalità dello spazio ambientale, in cui si riconoscono anche gli osservatori e i vari elementi che caratterizzano il contesto espositivo.
Gazing Ball (Barberini Faun), è un opera realizzata nel 2013 ed oggi esposta a Palazzo Vecchio a Firenze in occasione della mostra “jeff Koons in Florence” inauguarata il 26 Settembre 2015 e visibile fino al 28 Dicembre 2015. L’antico Fauno Barberini è una scultura di età imperiale ispirata probabilmente a un opera in bronzo di epoca tardo-ellenistica.
“Ho pensato a Gazing Ball guardando per molti anni sfere di questo genere. Ho voluto affermare la perentorietà e la generosità della superficie specchiante e la gioia che scatenano sfere come queste. La serie Gazing Ball si basa sulla trascendenza. La consapevolezza della propria mortalità è un pensiero astratto, e a partire da questa scoperta uno inizia ad avere coscienza maggiore del mondo esterno, della propria famiglia, della comunità, può instaurare un dialogo più vasto con l’umanità al di là del presente”.
La sfera viene vista dall’artista come un oggetto ammaliante, incantevole e dal potere incantatorio che risiede nel fatto che a chi guarda ad essi viene concessa la possibilità di vedere dietro le proprie spalle e fino agli angoli più lontani, con un effetto anamorfico, assorbendo all’interno della stessa superficie il proprio riflesso e ogni altro elemento intorno al proprio corpo. Forme affascinanti, magiche, piacevoli anche per la loro leggerezza (si tratta di sfere di vetro soffiato) e per la loro associazione con il gioco infantile. Data la loro estrema fragilità sono anche associate all’effimera durata della vita umana. La scelta di installare il Fauno nella Sala dei Gigli nasce dalla volontà di creare un dialogo tra il linguaggio rinascimentale e quello contemporaneo. La scultura si presenta al pubblico ancora nella sua provocante posa, esempio di una bellezza non volgare con una sfera specchiante e di colore azzurro che entra in rapporto con il contesto decorativo della sala. Contrasti che esaltano la bellezza classica e l’estetica di massa, la sfera del mito e quella della mondanità, l’infanzia e la storia, Eros e Thanatos, mentre l’ambivalenza tra equilibrio e instabilità, originale e copia, oggetto artistico e merce, invita a riflettere anche sul rapporto tra immaginazione e serialità, tra metafisica e basso materialismo, tra stupore e mistificazione.
“Il tutto tradotto come ambiguità sottile in un gioco di rimandi tra finzione e verità o meglio legittimità della finzione”.
Serena Gervasio