Luce Rivoluzionaria

Vocazione di San Matteo

Se si dice luce non si può non pensare a Caravaggio, chi meglio di lui ha saputo enfatizzarne il potere usandola nei propri dipinti per mettere in evidenza ciò che voleva che lo spettatore catturasse. La luce è la protagonista assoluta delle sue opere, è capace di usarla per avvolgere corpi e oggetti, e raffigurarli con una intensità e un senso di realtà nuovo e unico per quel tempo. Per riuscire a fare ciò elimina l’ambiente e lo fa utilizzando un fondo neutro, in un primo momento con un fondo chiaro come nella “Canestra di frutta” che dipinge per il cardinale Borromeo e in un secondo momento, con le pareti scure delle stanze per le scene sacre come “Il richiamo di San Matteo”. È in questo modo che l’artista, giocando con la luce, ottiene una evidenza estrema di ciò che rappresenta.

 

Nella “Canestra di frutta”, il cesto di vimini con la frutta sembra quasi si possa toccare, lo spinge nell’ambiente dell’osservatore. Il cesto poggia su un ripiano indefinito, per una parte di questo, sporge, come se ti venisse incontro, ed anche l’osservatore gli va incontro come se il quadro fosse una calamita e questa attrazione lo porta a riflettere. Questa percezione viene accentuata quando inizia a dipingere le sue opere utilizzando stanze con pareti nere. In tal caso la luce proviene da una fonte ben determinata e non riflessa da pareti chiare. In questo modo tutta la concentrazione dell’osservatore è sulle figure e sulla scena, quasi queste potessero parlare e l’osservatore far parte della scena, come se fossimo a teatro. La luce è ancora una volta protagonista, come si evidenzia nel precedentemente citato dipinto “Il richiamo di San Matteo”. Cattura l’attenzione e si fa seguire indicando all’osservatore dove rivolgere il suo sguardo; inoltre non a caso le dita messe in evidenza da un gioco di luce, sono degli indici. Non importa che lo spettatore conosca l’oggetto rivelato, l’importante è che sia rivelato qualcosa perché è appunto questo che ci porta a poter riflettere. Riflettere sul rivelato in quanto menti pensanti e che provano emozioni.  

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Canestra di frutta

Lo si può definire un rivoluzionario, ma solo a posteriori, perché di sicuro ai suoi tempi non era ben visto, motivo che lo spinse a trovare rifugio prima a Napoli e poi a Malta, lontano dalla cattolica e borghese Roma. Il motivo della partenza era che al Caravaggio piaceva ritrarre scene sacre ma con gente del popolo, personaggi che era solito frequentare nei sobborghi romani, come prostitute, briganti, garzoni, ma anche giovanotti di buona famiglia. Questo si evince soprattutto nel dipinto “Morte della Vergine”, il quale suscitò all’epoca non poco clamore. L’artista ritrae la vergine con un vestito rosso, colore che si usava per dipingere le prostitute, ma che in seguito venne ribattezzato “rosso Caravaggio”, e riesce, attraverso la luce e dunque cambiandone le tonalità, a farlo prevalere in tutto il dipinto, dal vestito della donna che piange affianco la vergine al primo anziano a sinistra. Ponendo l’accento sull’arazzo in alto, il quale richiama l’attenzione, così da poter essere utilizzato come una quinta di teatro con il solo gioco dei chiari scuri e mettere in risalto la vergine morta.

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La Morte della Vergine

Il vero motivo per cui il Caravaggio viene definito un visionario è sì per l’utilizzo della luce, ma anche per ciò che riesce a mettere in risalto con questa. Possiamo dire che evidenzia la verità, dettagli meno gradevoli se paragonati al perbenismo dei salotti del tempo. Egli, attraverso appunto la luce, evidenzia piedi sudici, frutta difettosa, foglie di vite mezze morte, sangue, prostitute, dunque luce come rivelatrice della realtà e bisognerà aspettare l‘arrivo della fotografia e del cinema, quattro secoli più tardi, per ritrovare di nuovo la luce come protagonista dell’arte e rivelatrice di realtà e verità.

Francesca Soloperto

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