05.01.2021 Si parte! Destinazione Nord Queensland. Dopo aver lavorato per tutte le festività, poiché qui in Australia sono diventata Chef, arriva il tempo delle vacanze!
Ore 6:50 a.m. aereo per Townsville, atterraggio ore 8:40 a.m., ritiro auto e si inizia l’avventura all’insegna della scoperta della terra dei coccodrilli, delle meduse, dell’oceano caldo d’estate, delle aree ancora incontaminate della foresta pluviale e della barriera corallina; terra di cicloni e perché no anche di squali, oltre che di coralli e piccoli Nemo ovunque, benché sempre terra di koala e di canguri. Dopo la prima giornata e nottata a Townsville, cittadina tranquilla e vacanziera, con il mio compagno ci spostiamo a Magnetic Island (non avevo mai dormito su un’isola prima di allora, ero incuriosita). Le baie ci attendono per un magnifico paesaggio dove la foresta pluviale viene abbracciata dall’oceano. L’isola è Parco Nazionale, viene preservata con norme specifiche per garantire l’integrità della biodiversità e la conservazione del luogo: ci sono infatti zone off limits che ti lasciano con la domanda “Chissà cosa c’è a di là?!” Ma non si può disturbare sempre la natura incontaminata!
Dopo aver trascorso la giornata tra i sentieri della foresta pluviale, all’intero della quale vivono anche i koala, che sembrano piccoli peluche attaccati agli alberi, ed essere stati bagnati dalle acque delle baie, con zone protette da reti perché le acque di questi tempi sono molto calde (circa 30°C) e sono piene di meduse, di cui alcune amiche, ma altre davvero pericolose, oltre al fatto che potrebbe esserci sempre qualche coccodrillo che vuole fare il furbo. Dopo aver salutato i canguri dell’isola che puntuali verso le cinque del pomeriggio scendono a valle per nutrirsi, e aver osservato la presenza di diverse specie di volatili (molti migratori) e l’immancabile presenza di pappagalli, da quelli arcobaleno a quelli bianchi con la cresta gialla, passando per i rari neri con il crestone. Trascorsa la notte sull’isola ci imbattiamo in una giornata dedicata alla scoperta dei fondali, ma purtroppo le piogge dei gironi passati e della notte non ci consentono una grande visuale. È l’ora di rientrare sulla terraferma, dopo aver pernottato nuovamente a Townsville, vi trascorriamo un’altra giornata, ma purtroppo i cicloni estivi non ci risparmiano, meglio dei giorni precedenti, le strade verso Nord stanno ridiventando percorribili, dopo gli allagamenti. Non riusciamo a goderci la spiaggia e i colori della barriera corallina, eppure la città gode mediamente ogni anno di 300 giorni di sole, ma non per noi, pazienza!

L’indomani partenza per Mission Beach, piccolo villaggio della costa, famosa per i casuari: sono uccelli incapaci di volare e di grandi dimensioni, apparvero per la prima volta 5 milioni di anni fa, sono in via di estinzione, ma ancora è possibile avvistarne qualcuno che si diletta nell’attraversamento stradale. Dopo un altro giorno di piogge tropicali - in fondo qui è la stagione estiva - proseguiamo la risalita della costa all’insegna di Cairns, la porta di accesso alla Grande Barriera Corallina Australiana (Great Reef). Durante il viaggio, però, ci sopraggiunge la notizia che a Brisbane, città nella quale viviamo, è stato rilevato un caso positivo al Covid-19, le autorità agiscono drasticamente visto quanto accaduto altrove, il virus di ceppo anglosassone non accetta errori per cui alle 18.00 della stessa sera la città sarebbe andata in lockdown per tre giorni, tempo necessario per effettuare i tracciamenti e analizzare il propagarsi dei contagi. Meno di 24 ore per rientrare nelle proprie dimore, obbligo della maschera ovunque, e per chi come noi non avrebbe fatto in tempo a rientrare, avrebbe dovuto rispettare l’isolamento nella città ospitante, con l’obbligo di mascherina e di distanziamento sociale, oltre a limite degli spostamenti. È in questo momento che nascono tutte le mie perplessità, oltre che le incertezze sui giorni futuri. Cosa avremmo trovato a Cairns? Come sarebbe finito il nostro viaggio? L’allerta sarebbe rientrata o era l’inizio di un focolaio anche qui giù? In fondo eravamo stati graziati per tanto tempo.
Dopo essere arrivati a Cairns ci rechiamo in ostello dove avremmo dovuto soggiornare fino al giorno dell’imbarco per l’avventura nel Mar dei Coralli; ovviamente il nostro check-in viene negato: troppe aree in comune in un ostello, il contagio sarebbe stato più che esponenziale in caso di positività al Covid. Bisogna trovare un hotel. Dopo diversi tentativi ne troviamo uno disposto a farci soggiornare per i tre giorni del lockdown. Ci sistemiamo e aspettiamo con ansia il comunicato stampa dell’indomani. Le notizie sembrano essere incoraggianti, nessun contagio collegato all’unico caso positivo, sembra che il virus non abbia colto l’occasione per diffondersi, sembra tutto così strano visto quanto accaduto nel resto del mondo. Io continuo a pianificare ogni possibile variazione al viaggio in conseguenza alle diverse decisioni che il Governo avrebbe potuto prendere, ma c’è poco da fantasticare. Le ipotesi sono due: ritirarsi in caso di lockdown prolungato, proseguire in caso di nessuna nuova registrazione di casi positivi, con il rischio che avrebbero potuto non accettarci sull’imbarcazione. Sicuramente bisogna disdire il viaggio per Fritzroy Island, siamo ancora nei giorni di restrizioni. In città capire chi viene da Brisbane è facile, siamo tutti con le mascherine; è sembrato così strano, e allo stesso tempo così rispettoso del prossimo: non c’è nessuno a controllarci e nessuno sa che noi o chi la indossa è di Brisbane, avremmo tranquillamente potuto non metterla, e invece, nonostante i 30°C e la tanta umidità, indossiamo le mascherine attendendo con ansia la conferenza di lunedì mattina. È fatta, non ci sono nuovi contagi dalla registrazione dell’unico caso, il lockdown sembra aver funzionato, ognuno può continuare con la propria quotidianità osservando le regole del distanziamento, dell’igiene, evitando i contatti e i luoghi affollati, indossare la mascherina, soprattutto al chiuso per i prossimi 15 giorni (non si può mai sapere chi è il tuo vicino e da dove viene). Io sono super felice, il nostro viaggio continua, non saremmo dovuti tornare indietro, le tanto attese vacanze possono continuare.

La mattina del 12 gennaio alle ore 7.30 siamo pronti a salire a bordo dell’imbarcazione che ci avrebbe portati nel bel mezzo della barriera corallina, sulla quale avremmo trovato le guide che ci avrebbero accompagnato durante le immersioni alla scoperta dell’ambiente subacqueo. E poi dormire una notte nell’oceano è così eccitante, non ho mai passato due interi giorni su un’imbarcazione. Appena arrivati veniamo accompagnati nella nostra cabina dopo aver partecipato al meeting sulla sicurezza e di orientamento durante il quale ci viene spiegato cosa avremmo dovuto fare in caso di pericolo e di abbandono dell’imbarcazione (ordine che poteva esser dato solo ed esclusivamente dal capitano). Dopo esserci sistemati, si inizia con le prime istruzioni per le immersioni, ci illustrano i fondali: un po’ come quando chiedi un’informazione e ti spiegano la strada. Ci spiegano cosa avremmo potuto vedere: i diversi coralli e le specie di pesci, molto colorati e caratteristici, dal classico Nemo al pesce pappagallo, nonché il pesce maori, perché no una grande tartaruga marina, ma soprattutto cosa fare se avessimo ricevuto la visita degli squali. Lo sapevate che il corallo è un animale? Beh io ho sempre pensato fosse una pianta. Non avete idea di quanti pesci colorati ci sono sott’acqua, hanno questi colori fluorescenti che ti lasciano a bocca aperta, ma è bene non aprire la bocca, altrimenti si perde il boccaglio dell’ossigeno! Sembra una bimba, come quando scopri qualcosa di nuovo, di bello e vuoi continuare fino a quando non hai più forze. Ma le regole sono precise, non puoi stare sott’acqua quanto vuoi, sia per l’ossigeno che per la pressione, soprattutto se non sei un esperto. Non importa che lì fuori il tempo non sia dei migliori, l’importante è esser risparmiati dai cicloni altrimenti la visibilità sarebbe stata ridotta, e le correnti ci avrebbero portato chissà dove, ma le condizioni metereologiche sono ancora accettabili.

Dopo aver fatto un paio di immersioni, è il tempo del meeting dell’immersione notturna, ci viene spiegato come usare le torce e soprattutto come non attirare l’attenzione degli squali con esse, perché se di giorno ci hanno dato buca, non si sarebbero ripetuti durante la sera. E, infatti, dopo cena, ancor prima di prepararci per la discesa notturna, gli squaletti (di soli un metro e mezzo) sono già lì ad attenderci e a girare intorno all’imbarcazione. Mentre un ragazzino di soli dieci anni è eccitatissimo, aspetta da giorni la sua prima immersione notturna, passando il tempo a studiare per questa, io non esito a declinare l’invito delle guide. Purtroppo mi è bastato vederli girare lì intorno per decidere che forse sarebbe stato meglio la prossima volta. Comunque non potrò mai dimenticare il volto di quel ragazzino al ritorno: la persona più felice del mondo, racconta l’incontro ancora con l’adrenalina addosso. Arriva così il momento di andare a incontrare Orfeo e penso che avrei avuto difficoltà ad addormentarmi, c’è un po’ di agitazione in acqua, invece quel dondolare è paragonabile a quello di una culla.
La mattina al risveglio l’oceano è agitato. Prima discesa ore 6.30 a.m., qualche squalo ancora è in giro e soprattutto tanti pesci. Dopo la prima immersione, però, abbiamo dovuto cambiare posizione e fondale, questo si chiama “playground” (sì i fondali hanno un nome), una volta scesa ho capito il perché, il fondale è come quei percorsi creati per i bambini per farli divertire a salire e a scendere, arrampicarsi e a saltare! Si va avanti con le immersioni fino al pomeriggio, quando purtroppo è ora di rientrare, dopo aver avuto l’incontro con la tartaruga, la famiglia di Nemo, l’aragosta e tanti altri pesci colorati, oltre a coralli mozzafiato, bisogna ritornare tra la flora e la fauna della terra!

L’andare sott’acqua ha risvegliato in me quella curiosità che è propria dei bambini, quello spirito che ti fa venire la voglia di spingerti oltre: c’è un mondo lì sotto che in fondo non ho mai visto! Conosco poco. Che segreti nasconderà?
Adesso è tempo di ritornare alla quotidianità e al lavoro, ma se il virus manterrà un profilo basso e gli spostamenti saranno sempre consentiti all’interno dello stesso Stato così come è stato fino ad ora, nulla mi tratterrà dal ritornare a Nord e rituffarmi nelle acque verdi e azzurre della barriera corallina, oltre che calde, lì dove il cartone “Alla ricerca di Nemo” è realtà e non un’opera della Disney Pixar (giusto una nota: ho visto anche i pellicani).
Francesca Soloperto