Un elaborato scritto a più mani, di cui 2 sicuramente umane

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Per secoli si è commesso l’errore di pensare che l’intelligenza fosse una proprietà esclusiva di neuroni e di capacità celebrale. Oggi l’A.I. (Intelligenza Artificiale) ci sta insegnando che il “pensiero” è solo in ultima analisi un processo computazionale.

Pensiamo all’esecuzione di una sinfonia. Questa resta la stessa sia che venga suonata da un’orchestra dal vivo, che riprodotta da un file digitale. Perché l’intelligenza non dovrebbe seguire la stessa logica?

Un interrogativo che ci permetterebbe, addirittura, di superare il concetto di substrato che in biologia indica un limite fisico. Infatti, se si analizza il cervello umano questo presenta neuroni con una velocità di segnalazione di circa 100 metri al secondo con un’architettura fissa e soprattutto un decadimento funzionale inevitabile nel tempo.

L'intelligenza artificiale, invece, sposta il gioco su un substrato di silicio (con evoluzioni future inimmaginabili) che permette al pensiero di muoversi alla velocità della luce ma soprattutto in grado di non deteriorarsi mai. Anzi, con il passare del tempo e l’avvento di nuove tecnologie questo substrato tende ad evolversi in maniera esponenziale.

La grande potenzialità dell’intelligenza artificiale oggi sta facendo prendere sempre più spazio al concetto di Mind Uploading, o migrazione digitale, forse la più grande sfida ontologica della storia umana. Questo concetto si basa sulla teoria dell’indipendenza del substrato, attraverso l’idea di intendere la mente come un pattern informativo che può essere trasferito da un cervello biologico a un supporto digitale.

Sicuramente questa idea, dal punto di vista prestazionale, porterebbe a gradi di efficienza inimmaginabili e con prestazioni irraggiungibili dalla mente umana, ma significherebbe affidare l’intera esistenza ad una infrastruttura tecnologica.

Un cambiamento così radicale porterebbe ad affidare la propria esistenza a un'infrastruttura. Se il provider del server fallisce, è un genocidio? Se il codice viene hackerato, la tua personalità può essere "editata" a tua insaputa? Il rischio è passare dalla prigione della carne, alla schiavitù dell'algoritmo.

Pertanto, per quanto l’esperienza dell’intelligenza artificiale possa essere affascinante, in grado di slegarci da un substrato fisico, non potremmo mai fare a meno di ciò che ci rende INSTACABILMENTE essere umani, che ci lega con tutti i pro e i contro alla chimica del dolore, del piacere fisico e della finitezza.

Tutto questo ragionamento mi ha portato a fare un salto nel mondo del vino dove un prodotto industriale riesce ad essere organoletticamente perfetto, ma al sorso non regala nessuna emozione, se non quella di bere un bicchiere di vino. Mentre se si beve il vino di un produttore classico che rispetta il ciclo della natura e soprattutto cura il suo prodotto in maniera passionale, troveremo ad ogni sorso un’emozione ed una miriade di gusti e sentori che nessun processo industriale riuscirebbe mai a dare.

Se si riflette su quanto detto prima per la musica, ascoltare una sinfonia su un dispositivo elettronico garantisce sicuramente una qualità eccellente ed una riproduzione senza difetti, ma l’emozione di un concerto live, il momento stesso di una sbavatura o di un assolo d’istinto solo l’essere umano lo potrà dare, garantendo un ricordo indelebile ed un brivido dal sapore divino.

Oggi la tecnologia ci sta dando molto in termini di supporto e di intelligenza, ma sono sicuro che nessun algoritmo sarà mai in grado di fornirci un’emozione che uno sguardo, una parola ed un sorriso sanno darci in un determinato momento.

Una mente digitale potrebbe finire per essere un'eco perfetta di ciò che siamo, ma gelida. Ma non potrà mai sostituire l’eco e l’imprevidibilità della mente umana.

Vincenzo Pernetti

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