Tra le città che negli ultimi anni hanno mutato volto e destino, Matera rappresenta uno dei casi più emblematici. Da patrimonio UNESCO a Capitale Europea della Cultura 2019, la città ha attraversato una trasformazione che ne ha ridefinito funzioni, immaginario e ruolo nel Mediterraneo. Oggi Matera, Capitale Mediterranea del dialogo e della cultura, vive anche le contraddizioni di un successo che rischia di diventare consumo.
C’è una pubblicazione preziosa uscita nei mesi scorsi da Giuseppe Barile Editore, A History of Matera, di Rosalba Demetrio, archeologa, docente di lettere e presidente regionale del FAI Basilicata, che apre a riflessioni profonde sulle metamorfosi della città dei Sassi. Il suo nuovo libro ricostruisce la lunga vicenda insediativa della città — dalla preistoria alla contemporaneità — e offre una chiave di lettura che va oltre la retorica del “miracolo Matera”. Demetrio osserva la città da una prospettiva privilegiata: quella di chi la conosce in tutte le sue stratificazioni, di chi lavora ogni giorno per tutelare il patrimonio culturale e per difendere l’identità di un luogo che ha saputo rinascere, ma che oggi deve imparare a proteggersi. Non una guida turistica, ma un libro colto che offre uno sguardo altro sulla città. Aprire le sue pagine significa schiudere le porte di un luogo che ha una lunga storia da raccontare.
Una ricerca molto articolata e dal rigore scientifico, frutto di studi sui luoghi e sulle loro storie. Quale racconto affida ai lettori?
A History of Matera propone un racconto intenso e critico dell’evoluzione storica della città, dalle origini preistoriche dell’insediamento alla complessità del Novecento e dell’età contemporanea. Ho scelto di pubblicare il volume in lingua inglese per raggiungere il pubblico internazionale con cui Matera dialoga ormai da alcuni decenni e per colmare un segmento importante all’interno del mercato editoriale internazionale.
Qual è, secondo lei, la trasformazione più profonda che la città ha subito, e quale quella più difficile da governare?
La trasformazione più profonda si coglie nel riconoscimento identitario e nel riscatto sociale dell’intera comunità, non esclusivamente della parte più colta e storicamente protagonista. Si coglie anche nel processo di cambiamento della città nella percezione del mondo esterno, da vergogna nazionale nell’Italia del Dopoguerra e dell’inizio degli anni Cinquanta al riconoscimento come patrimonio mondiale dell’umanità con l’inserimento nella World Heritage List dell’UNESCO nel 1993, a cui hanno fatto seguito la designazione di Capitale Europea della Cultura nel 2019 e, infine, di Capitale Mediterranea della Cultura e del Dialogo nel 2026. Un tempo breve dal punto di vista storico, in cui si è determinata una metamorfosi senza dubbio radicale.
La trasformazione più difficile da governare riguarda la gestione e il governo della nuova dimensione internazionale e turistica di Matera. La complessità più importante risiede oggi nel trovare un equilibrio tra criticità del passato e proiezione futura nel contesto geo-politico e culturale internazionale, evitando che la città diventi esclusivamente un museo a cielo aperto o una meta di consumo passivo, con il rischio di una progressiva perdita di identità.
Com’è cambiato, se è cambiato, l’approccio degli abitanti di Matera nei suoi confronti?
L’approccio degli abitanti e della comunità nei confronti di Matera ha attraversato anch’esso una profonda metamorfosi storica e identitaria. Come ho già detto, la città ha vissuto una lunga stagione segnata dalla marginalità e dallo stigma della vergogna sociale connessa alle condizioni di vita nei Sassi, fino alla prima metà del Novecento. Questo sentimento si è trasformato in un riscatto collettivo, culminato nel riconoscimento come patrimonio UNESCO e la nomina a Capitale Europea della Cultura nel 2019. Oggi la comunità di Matera, profondamente legata alle proprie radici storiche, avverte la necessità e l'urgenza di aprirsi al mondo, accettando la sfida di una nuova dimensione globale. Il primo passo è stato per me, figlia di questa comunità, raccontare la storia millenaria di Matera questa volta attraverso una lingua globale, creando un ponte di conoscenza e di dialogo sul piano internazionale, nell’attuale contesto geopolitico e sociale della città, Capitale Mediterranea della cultura e del dialogo. La mia riflessione evidenzia, tuttavia, una fase delicata: il rischio di una crescente mercificazione del patrimonio culturale e del cosiddetto over tourism, che segni profondamente l'anima più autentica dei luoghi.
Quali caratteristiche dovrebbero avere i visitatori che si approcciano alla città?
Il visitatore ideale dovrebbe essere un "viaggiatore curioso", non superficiale, che desideri conoscere la storia della città, oltre gli stereotipi che l’hanno fissata nell’immaginario collettivo.
Le città appartengono ai suoi abitanti, temporanei e permanenti. Quali sono le voci che ha raccolto durante il suo percorso di ricerca?
Poiché il mio libro è un saggio storiografico sostenuto da una visione antropologica e sociale, le fonti documentarie (archeologiche, archivistiche, letterarie) sono state determinanti per ricostruire la continuità insediativa di Matera dalle origini preistoriche all'età contemporanea. Accanto a queste e soprattutto per il Novecento le fonti antropologiche, i racconti orali di chi ha vissuto in passato e di chi vive oggi nei Sassi e nel centro storico (abitanti permanenti), ma anche le voci dei visitatori e viaggiatori internazionali (abitanti temporanei), che negli ultimi dodici anni ho incontrato a Casa Noha, Bene FAI in cui si racconta il viaggio straordinario nella storia della città, del quale sono stata coordinatore scientifico.
Come il presente di Matera dialoga con il suo passato?
Trasformando l’antico isolamento in un processo dinamico, generatore di crescita sul piano internazionale, che include il Mediterraneo, e promuovendo la conoscenza, la consapevolezza storica del passato, come chiave di lettura per comprendere le sfide della città contemporanea.
Le ultime pagine aprono verso il futuro, lei come immagina la città del domani?
Come ho detto, Matera tesse oggi la sua storia dialogando con il Mediterraneo e l’Europa, con l’Italia e lo scenario internazionale. Oggi il più grande centro storico abbandonato è tornato in parte a rivivere e la cultura appare il segno distintivo dell’identità di Matera. Si può anzi dire che la scelta culturale sia stata per Matera un investimento, teso a fondare in proiezione un’ipotesi di sviluppo produttivo ecosostenibile, che nella sedimentazione storica trova le sue radici.
È stata dal 2014 fino a oggi ed è la visione del FAI - Fondo per l’Ambiente Italiano, che a Matera come è noto ha un Bene in proprietà, Casa Noha, inaugurato nel 2014 e ampliato nel 2019. Un racconto coinvolgente accompagna il visitatore in un viaggio immersivo dalle origini della storia dell’Uomo alle pagine più recenti della storia contemporanea. Infatti, se il capitale è il nucleo principale di un patrimonio, il FAI è andato alla genesi di questo capitale, che è la storia della città, con le sue radici mediterranee e le attuali proiezioni europee e internazionali, che la rendono autentico ponte tra culture. Il racconto filmato I Sassi invisibili - Viaggio straordinario nella storia di Matera, realizzato con i linguaggi della comunicazione visiva multimediale, rappresenta una pagina di grande rilievo come espressione dell’impegno culturale del FAI e Casa Noha si è configurata negli ultimi dieci anni come un modello che ha generato altri esempi a Matera.
Guardando al futuro, Matera dovrebbe continuare a coniugare i vasti scenari e le potenzialità dell’innovazione tecnologica con la sapienza antica che ha saputo fare di una città dell’Uomo una città per l’Uomo. La sfida attuale è essere insieme antica e contemporanea, diventando un modello culturale per l’Europa e per il mondo, come fu laboratorio di sperimentazione urbanistica negli anni Cinquanta del Novecento con Adriano Olivetti e Ludovico Quaroni.
Matera dovrebbe dotarsi di un modello urbano capace di declinare efficacemente tutela e gestione dell’ambiente, verde urbano, fonti energetiche e sostenibilità economica, per essere una città resiliente e in grado di fronteggiare positivamente gli eventi traumatici. Una città intelligente che ponga al centro la tutela e il benessere della persona e che punti a esplorare le nuove frontiere di racconto e valorizzazione del patrimonio culturale.
La visione strategica che sottende queste azioni è trasformare la città in una realtà moderna, inclusiva e aperta, fulcro di un sistema territoriale che promuova ricerca, alta formazione, innovazione tecnologica e creazione di impresa. Mi sono chiesta se possiamo realmente immaginare una città che sia modello di innovazione per l’intero Paese e la risposta è complessa.
La cultura sociale di un luogo è una condizione da cui non si può prescindere, è cultura familiare, è l’aria che anche le generazioni più giovani respirano. Gran parte della città in passato è rimasta sostanzialmente esclusa o si è autoesclusa, per disabitudine al protagonismo civile, da un coinvolgimento reale nelle scelte strategiche che l’hanno riguardata. Nel futuro che vorrei immaginare, Matera al contrario dovrà esprimere un forte protagonismo civile con ottimismo e determinazione, con il coinvolgimento della cittadinanza attiva.
Richiamare costantemente la cultura della povertà quale stigma della città non aiuterà il cambiamento nella percezione comune. La storia di Matera ha messo in luce nel tempo che la povertà è un percorso reversibile, ma la longue durée che investe il cambiamento di mentalità muove con passo lento e questo non giova. Vivere nell’immaginario collettivo e nella narrativa contemporanea non più e soltanto per la cultura della povertà, ma per la cultura propositiva del progetto, sarà la sfida degli anni a venire.
Il cambiamento urbanistico e socio-culturale di Matera è evidente ed è il segno di una città viva. A volte la sensazione è che l’anima dei luoghi venga tradita e che la massificazione turistica stia producendo un mostro come in altre città d’arte italiane, ma non va dimenticato che i Sassi - come ho già detto - sono il più grande centro storico abbandonato, che è tornato a rivivere. E questo è un risultato importante. Camminando lungo le strade o sostando nelle piazze tra i rumori e i colori di questa nuova dimensione, forse sempre più commerciale e sempre meno identitaria, si dimentica il silenzio che vi dimorava immobile e quella remota lontananza che in passato ha disegnato il paesaggio interiore e l’idea che il mondo aveva di Matera.
Evitare lo stereotipo della città presepe, come in passato quello della città contadina e governare il cambiamento, coniugando ancora passato e presente e consegnando il passato al futuro attraverso scelte colte e congrue rispetto al contesto storico e urbanistico: questo dovrebbe essere il progetto. Declinare Milano, o Roma, Parigi o Londra o New York a Matera non ha senso. Il confronto con le esperienze esterne è importante, ma le proposte e le soluzioni vanno rimodulate rispetto al contesto e non semplicemente importate. Non sempre è così. Una cabina di regia fatta di esperti nelle sedi istituzionali dovrebbe valutare quale impatto hanno scelte di luoghi e design, di architetture e restauri, di insegne e cromie, rispetto al decoro urbano e soprattutto rispetto a una visione che della città si intende avere e comunicare.
Eva Bonitatibus