Se parliamo di gioventù non possiamo non immaginare al dialogo come forma appropriata di interlocuzione. E se affrontiamo un tema che oggi riveste una rilevanza assoluta non possiamo non dialogare con chi si occupa da oltre vent’anni di adolescenza. Maurizio Tucci, presidente di Laboratorio Adolescenza, giornalista e scrittore, è anche il fondatore dell’associazione il cui scopo è quello di promuovere e diffondere lo studio e la ricerca sugli adolescenti, sotto il profilo sociale, psicologico e medico. La situazione attuale dei giovani si pone come una delle emergenze da affrontare, non quella economica né quella sanitaria, ma quella di una generazione che ha patito più di tutti gli effetti della pandemia e di cui poco ci si è occupati. Tucci e la sua associazione, che ha sede a Milano ed è composta da esperti nei vari settori di competenza, sta operando con grande professionalità e attenzione per comprendere come intervenire per aiutare i giovani dopo 15 mesi di chiusura.
Da trent’anni si occupa di adolescenza e ha fondato nel 2012 l’associazione Laboratorio Adolescenza, che ha sede a Milano, con la quale promuove e diffonde lo studio e la ricerca sugli adolescenti. Quali sono i temi su cui si articola la sua attività?
Ci occupiamo essenzialmente delle abitudini e degli stili di vita degli adolescenti. In pratica del loro modo di essere, di percepirsi e, soprattutto di interagire con il contesto che li circonda. Un lavoro iniziato oltre vent’anni fa che ci ha consentito di registrare importanti cambiamenti. Forse nessuna “fascia anagrafica” di popolazione è cambiata tanto, negli ultimi anni, quanto l’adolescenza.
Altro filone portante dell’associazione è il coinvolgimento degli adolescenti nei vostri progetti. In che modo? E qual è la loro risposta?
È la filosofia del “dillo con parole nostre” che parte dal presupposto che i messaggi diretti agli adolescenti siano più efficaci se pensati e formulati da altri adolescenti, piuttosto che dagli adulti.
Da qui un format, che abbiamo creato alcuni anni fa – “Dillo con parole nostre”, appunto – che ha come obiettivo quello di ideare e realizzare, affidando creatività ed operatività a di gruppi di lavoro interamente costituiti adolescenti, delle campagne di comunicazione finalizzate a sensibilizzare il target di riferimento (adolescenti) su argomenti di interesse sociale. Lo abbiamo fatto parlando di bullismo, di prevenzione delle malattie a trasmissione sessuale, donazione di sangue, rispetto di genere. Ma gli adolescenti sono anche direttamente coinvolti nella redazione del nostro giornale, cartaceo e online, “Laboratorio Adolescenza Magazine”, e nel direttivo della nostra associazione c’è sempre un componente “junior”.
Un’attività molto importante è rappresentata dalle indagini nazionali sugli stili di vita degli adolescenti italiani. Attualmente è in corso "Adolescenza un anno dopo", un’indagine realizzata insieme all'Istituto di ricerca Iard sulle conseguenze della pandemia sui più giovani. Che risposta sta ricevendo?
Una risposta straordinaria. Quest’anno, date le condizioni, per l prima volta abbiamo realizzato la nostra indagine annuale “online”, attraverso un questionario, ovviamente anonimo e non tracciabile, che le scuole coinvolte nel campionamento hanno proposto ai loro studenti. Avevamo come obiettivo quello di raccogliere 3500 casi (un buon campione nazionale), ma siamo arrivati già ad oltre 9.000 risposte. Segno che al di là dello spirito di collaborazione delle scuole, che non è mai mancato negli anni, c’è stata, quest’anno, una particolare voglia, da parte di ragazze e ragazze, di partecipare di esprimere il loro pensiero.
Tra le conseguenze del Covid-19 c’è quella del cambiamento delle abitudini di vita dei più giovani. Recentemente avete tenuto un webinar dal titolo “L’adolescenza interrotta”. Quali le criticità emerse dal confronto? E quali le prossime mosse a sostegno dei ragazzi?
Le più evidenti dal punto di vista “fisico” – come rilevano i dati ancora provvisori della nostra indagine – riguardano il sonno (gli adolescenti hanno dormito meno e peggio) e l’alimentazione (spesso sovrabbondante e ancora più sregolata del solito). Le conseguenze sul fronte psicologico sono più difficili da mettere in evidenza così rapidamente. Sul versante estremo (che ovviamente riguarda una minoranza di adolescenti) già si registra un notevole aumento di situazioni critiche (depressione, autolesionismo, disturbi comportamentali), ma dobbiamo capire se ci saranno conseguenze, seppur meno eclatanti, a medio e lungo termine. Non possiamo dire, oggi, quanto e quando la “ferita” inferta dal Covid si rimarginerà.
Parlare di “prossime mosse a sostegno dell’adolescenza” sembra una sorta di beffa. Forse sarebbe il caso di parlare di “prime mosse”, visto che per l’adolescenza fino ad ora non è stato né pensato né fatto alcunché.
Ritiene che questa fascia della popolazione sia stata la meno considerata durante il periodo della pandemia? Non crede che sia stato dato molto spazio alle questioni economiche e sanitare e molto meno a quelli dei ragazzi?
Come ho scritto in un mio saggio che uscirà a breve, difronte a migliaia di morti e ad una situazione economica sul filo del tracollo, che l’adolescenza non fosse trattata come “la priorità” è ragionevolmente comprensibile, complice anche il fatto che l’adolescenza non è stata intaccata dall’epidemia dal punto di vista dell’emergenza sanitaria. Ma dal non essere una priorità all’essere stata completamente abbandonata a se stessa di strada ne passa.
O meglio, riguardo l’adolescenza si è parlato esclusivamente in termini di scuola in presenza o Dad, ma “la scuola”, sebbene sia una parte molto importante della vita di un adolescente, né è – appunto – una parte. Ciò che ha pesato di più, per gli adolescenti, è stato dover interrompere bruscamente la loro vita sociale all’interno del gruppo dei pari (questa sì, essenziale per loro) e, a distanza di più di un anno, ancora non avere la possibilità di riprenderla normalmente.
Pensa quindi che la Dad possa essere un buon sostituto della scuola tradizionale?
No, in termini assoluti, perché la scuola non è solo didattica, ma anche – se non soprattutto – relazione interpersonale. Ciò che la Dad ha dimostrato, tra aspetti positivi e aspetti negativi, è proprio che l’insegnamento – specie se parliamo di adolescenti – non potrà mai essere affidato con successo ad un maestro-ologramma sia pure preparatissimo e con conoscenze vaste quanto Google. Perché l’insegnamento, la trasmissione della conoscenza, con tutti i limiti umani del caso, è fatta innanzi tutto di empatia, di umanità, di emozioni. Non c’è ologramma che potrà mai farmi appassionare agli atomi di Democrito o alle monadi di Leibniz come fece Ennio Ielpo, il mio vecchio professore di filosofia al liceo Galilei di Potenza. Ciò premesso, sono fermamente convinto che l’introduzione di un nuovo strumento didattico quale è stato la Dad trasformerà irreversibilmente alcuni aspetti della scuola futura.
La didattica a distanza non ci ha solo protetto dal Covid, ma ha scoperchiato il vaso di Pandora. Il “sapere” – e di conseguenza l’insegnamento – dovrà essere rapportato e costruito sulla base degli strumenti che oggi abbiamo, sia che si studi da casa, sia che si torni a scuola. E questa trasformazione radicale non si risolve mettendo la Lim in ogni classe. In altre parole la scuola dovrà uscire dal fortino in cui è asserragliata, dove si rappresenta da decenni un vecchio film. Una sorta di retrospettiva quotidiana di un mondo sempre più distante da quello esterno e attuale.

“Prima il futuro. Prima i giovani”. È il manifesto che avete elaborato e sottoscritto insieme ad altre associazioni, perché si metta al centro del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR) la Next Generation. In tale contesto avanzate alcune proposte che mettano al centro del programma politiche giovanili ben strutturate. Quali nello specifico?
Il manifesto è molto articolato e suggerisco di leggerlo sul sito di Laboratorio Adolescenza www.laboratorioadolescenza.org. Qui sottolineo tre proposte che facciamo e che ritengo fondamentali.
Ogni provvedimento pubblico (a livello nazionale, regionale, locale) preveda sempre una valutazione del possibile impatto sulle giovani generazioni. Un criterio che è già in atto per quello che riguarda l’impatto “ambientale”. Estendere il principio ispiratore alle nuove generazioni è la migliore garanzia perché si costruisca un futuro che abbia nei giovani il primo punto di riferimento.
Anticipare l’età del voto. Voto a 16 anni per le elezioni comunali e regionali. Voto a 18 anni anche per il Senato. La distanza di questa generazione di adolescenti dalla politica è allarmante, specie se riteniamo ancora che la Politica debba rappresentare il fulcro di ogni democrazia e non sia inevitabilmente destinata ad essere solo una sorta di permanente comitato di interessi. Certo, lo spettacolo che la nostra politica offre quotidianamente non riporta ad ideali e valori, ma è proprio per questo che serve un’iniezione di freschezza che può arrivare dal far sentire realmente coinvolte (non solo a parole) le nuove generazioni in un processo che riguarda più il loro che il nostro futuro.
Le scuole quale fulcro di hub territoriali promotori di esperienze di cittadinanza attiva. L’obbligo scolastico coincida con il raggiungimento di un titolo di studio per garantire il contrasto alla povertà educativa e alla dispersione scolastica. E la “didattica a distanza” – torniamo a parlarne – si trasformi in “cittadinanza digitale”, rendendola una vera e propria competenza trasversale del percorso educativo.
La precondizione è garantire a tutti i giovani il pieno accesso alla rete e alle piattaforme sulle quali si sviluppano le attività scolastiche. L’esperienza della Dad ha di fatto evidenziato una grave (e per alcuni aspetti ulteriore) marginalizzazione delle fasce di bambini e adolescenti appartenenti alle categorie sociali più deboli, proprio a causa della mancanza o carenza di strumenti adeguati per continuare a partecipare, da casa, all’attività scolastica.
Quale gioventù avremo nei prossimi anni? Si potranno mai sanare le problematiche causate dalle restrizioni e dalle rinunce?
Come già detto è una domanda alla quale è impossibile dare risposte oggi, anche perché manca ogni possibilità di confronto. Ed anche qualora ci fosse un precedente storico simile, sono talmente differenti gli adolescenti di oggi da quelli del passato che sarebbe comunque difficile una previsione. Ci rende ottimisti una considerazione: questa nuova generazione, molto più di quelle subito precedenti, è sottoposta precocemente, indipendentemente dal Covid, allo stress della precarietà esistenziale e dell’incertezza del futuro. Questo li porta ad adattarsi agli incessanti e rapidissimi ritmi con i quali la nostra quotidianità si trasforma. Potremmo quindi ipotizzare che, proprio grazie a questa sorta di “vaccino”, gli adolescenti e i giovani adulti possano assorbire senza grossi traumi questo nuovo evento che è apparso improvvisamente nella vita di tutti noi.
Eva Bonitatibus

Maurizio Tucci è nato a Potenza nel 1958, si è laureato in Ingegneria presso l’Università di Bologna e vive a Milano. Giornalista, collabora dal 1995 con il Corriere della Sera e altri periodici generalisti e scientifici. Da trent'anni anni si occupa di adolescenza. Già consulente dell'Istituto di ricerca IARD di Milano, è stato l’ideatore e il curatore (dal 1997) dell’indagine annuale su “Abitudini e Stili di Vita degli Adolescenti Italiani” avviata in collaborazione con la Società Italiana di Pediatria e oggi realizzata da Laboratorio Adolescenza e Istituto di Ricerca IARD. Autore di numerose pubblicazioni e saggi, nel 2009 ha pubblicato il saggio “Enclave Adolescenza”, Ed. Editeam. Ha pubblicato anche quattro romanzi “Cannoli e foie gras", Ed. Il Filo, 2009; "Scusa Mondo", Ed. I libri di Emil, 2012; "Liberté", Ed. I libri di Emil, 2016; "Sapessi com'è strano", Ed. Tralerighe, 2020.