L’arte del substrato

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Un'opera d'arte nasce sempre da un atto creativo, un voler condividere un'emozione, uno stato d'animo, un pensiero attraverso i mezzi espressivi della pittura, della scultura delle arti. Ma per far questo l'artista necessita di preparazione, di riflessione, di studio, di conoscenza del proprio mondo interiore e del mondo circostante.

Anche il mezzo di supporto dell'opera, quale ad esempio la tela, va preparato per accogliere al meglio il colore, attraverso l'apposizione di un substrato, differente a seconda della tecnica pittorica. Tale substrato o sostrato dal latino substratus-us, der. di substernĕre (part. pass. substratus) «stendere, collocare sotto» (comp. di sub «sotto» e sternĕre «stendere a terra»), indica lo strato che sta al di sotto di un altro strato superiore, come riportato nel vocabolario Treccani. È proprio dalla definizione stessa di tale termine che se ne percepisce l'importanza: il substrato costituisce quelle fondamenta necessarie per una corretta e solida costruzione dell'opera stessa. Da ciò si evince lo stretto rapporto che vi è tra la pittura e lo strato di materia posto alla base e di come questo sia strettamente necessario per la riuscita del lavoro artistico.

Alla fine della Seconda Guerra Mondiale, in un mondo sconvolto e colpito dalla distruzione, alla quale gli artisti erano stati testimoni oculari, la materia divenne oggetto e soggetto dell'opera. La tela, spazio espressivo dell'artista veniva preparata per far posto alla materia stessa, in un movimento artistico denominato Informale. Tale termine, deriva da Art Informel, che indica letteralmente "senza forma", evidenziando l'assenza di contorni o strutture predefinite. Coniato nel 1951 dal critico francese Michel Tapié e definito nel suo libro Un art autre, delinea proprio la perdita della forma, in un mondo che aveva perso i suoi punti di riferimento e doveva reinventarsi, ripensando a nuovi modi di espressione e nuove tecniche artistiche, oltre a quelle già introdotte dall'Avanguardia.

Ed è proprio in questo contesto storico-culturale, che prende vita l'Informale Materico, caratterizzato dall'uso della materia come soggetto dell'opera stessa. Il substrato è supporto e protagonista; gli artisti si esprimono attraverso i diversi materiali scelti che diventano l’oggetto dell’esposizione.

Tra i più importanti di questa corrente troviamo Jean Fautrier, Jean Dubuffet e Antoni Tàpies, che ognuno con particolarità e sensibilità soggettiva, crearono un substrato tridimensionale a seguito della sovrapposizione di diversi strati di colore e di altri materiali quali ad esempio la sabbia.

Tra gli esponenti italiani di questa corrente non si può non menzionare Alberto Burri il quale utilizzò la materia come protagonista indiscussa dell’opera. Caratteristici tra questi materiali si riportano a titolo meramente esplicativo i sacchi di juta, le plastiche soggette a combustione, le muffe, ecc.

Il passaggio all’arte, per Burri, avvenne al rientro dalla Seconda Guerra Mondiale, durante la quale divenne anche prigioniero degli americani, quando decise di lasciare la professione medica per dedicarsi totalmente alla produzione artistica. La guerra segnò profondamente Burri, il quale trovò nell’arte un modo con cui esprimere la propria interiorità ed elaborare tutto il periodo vissuto durante il conflitto. Celeberrimo è infatti il ciclo dei Sacchi, composto da opere in cui l’artista utilizzò i sacchi di juta, presenti in guerra per il trasporto e l’imballaggio, come materia viva per le sue opere, mantenendo sempre un’armonia compositiva sulla tela.

Un esempio di queste opere è consultabile al link: https://artsandculture.google.com/asset/sack-and-red-albertoburri/YgFNCAe5f01tpg?hl=en

Ciò che colpisce guardando queste opere è l’alternarsi delle cromie del nero, del rosso e del color terra dei sacchi, in forte equilibrio cromatico. Tali tonalità fanno risuonare il contesto doloroso del conflitto e i segni lasciati da esso nell’interiorità vengono resi dall’artista attraverso delle vere e proprie cuciture nell’ambito dell’opera stessa, per cui vediamo il fondersi di pittura e materia, la quale diventa l’essenza stessa dell’opera.

Da questo breve excursus si percepisce come, anche nell’arte, resti fondamentale la funzione del substrato, grazie al quale continuano a generarsi nuove potenzialità, nuove prospettive e nuove modalità espressive.

Bruna Giordano

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