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Uno spazio dedicato alle novità editoriali e alle proposte per la formazione di una biblioteca.
Cinque consigli di lettura come le cinque dita della mano e come i cinque sensi dell’uomo. Dalla filosofia al romanzo al saggio scientifico alla raccolta di racconti, i nostri suggerimenti spaziano da un genere all’altro comprendendo i grandi nomi della letteratura universale. Sono libri profondi e divertenti che tracciano un percorso, quasi un sistema venoso e arterioso, nel labirinto dei gusti letterari personali.
Buona lettura!
Sono davvero numerose le primavere che abitano nella ultima pubblicazione della scrittrice cilena Isabel Allende (Feltrinelli editori), dal titolo “Donne dell’anima mia”. Una ricostruzione ironica, leggera ma sempre vera di un percorso di esistenze, quella della bambina, della ragazza, della donna, che ha codificato nel proprio Dna, un femminismo così sfacciato da risultare un inno gioioso alla libertà. E contestualmente alla bellezza.
Ma c’è anche un universo di uomini e di donne, in questa
Troppo spesso, trovandoci dinnanzi a interrogativi esistenziali (che hanno una casa in viaggi di vite, in percorsi con specifiche mappe), ci si accorge che persiste un confronto fin troppo serrato con la espressa capacità umana di comunicare, attraverso parole, suoni, gesti sonori, voluminose e chiassose interferenze verbali che ci escludono, automaticamente, da un potere che può anche rivelarsi assoluto. Mi riferisco al silenzio.
Percorsi da fare, da immaginare, da inventare. Percorsi che definiscono pezzi di vita. Percorsi già fatti, che diventano racconto.
Mattia, 9 anni, il protagonista di C’era una volta adesso l’ultimo romanzo del giornalista e scrittore Massimo Gramellini, scrive dal futuro: nel dicembre 2080. E scrive del percorso che noi – immersi in una pandemia mondiale – stiamo ancora facendo.
È innegabile che si stia sfiorando una sfera del tutto intima.
La gestione della meraviglia è un fatto umano.
La si ha, e resta impressa come un corredo genetico del quale non si riesce a decifrare nel vivere quotidiano un’impronta visibile, dai precisi contorni sensoriali, ma che regola istinti, inclinazioni, gesti, preferenze. Scelte.
È un po’ come sedersi al cospetto del proprio scrittoio, mentre fuori è buio, e guardare l’ombra degli oggetti illuminati dalla lampada sul piano. Solitamente per scorgere un colore nella sua rappresentazione più autentica, chi scrive, preferisce farlo quando non c’è lo spettro naturale del giorno. Sarà che nell’immaginario lunare, così prediletto, ogni cosa resta nuda solo se manca un “effetto”. Sarà che la presenza danza con l’assenza. Ma possiamo attribuire a quest’ultima, proprio il
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